La guerra accelera: colpito il giacimento di gas di Pars

Continua a crescere d’intensità il conflitto nel Golfo Persico: dopo la fallimentare strategia degli omicidi mirati dei vertici politico-militari iraniani – rivelatasi incapace di minare le fondamenta della Repubblica Islamica – nella giornata di ieri l’aviazione israeliana ha colpito il giacimento di gas di Pars, una delle principali infrastrutture energetiche del Paese. L’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito che alcuni serbatoi ed una raffineria sono stati colpiti, anche se non è ancora chiara l’entità dei danni; il raid israeliano ha costretto all’evacuazione di tecnici ed operai, non è noto se fra questi vi siano vittime.
Si tratta del primo attacco indirizzato contro gli impianti di produzione di gas e petrolio iraniani, anche il bombardamento statunitense dell’isola di Kharg – snodo attraverso cui passa circa il 90% delle esportazioni energetiche iraniane – si era limitato a colpire le postazioni militari poste a difesa dei terminal petroliferi.
Come facilmente immaginabile la reazione iraniana non si è fatta attendere: Teheran ha avvisato Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar di procedere alla tempestiva evacuazione della raffineria Samref (Arabia Saudita), del giacimento di gas di Al-Hasan (Emirati), del complesso petrolchimico di Jubail (Arabia Saudita), del complesso petrolchimico di Mesaieed (Qatar) e della raffineria di Ras Laffan (Qatar), infrastrutture che quasi certamente diventeranno bersaglio di droni e missili iraniani.
La strategia di Teheran, dunque, resta sempre la stessa: accentuare il peso economico del conflitto che grava sugli alleati degli Stati Uniti. Oneri che vanno ben oltre l’area del Golfo Persico: ieri il prezzo del petrolio ha fatto registrare un nuovo balzo verso l’alto, con il Brent che ha raggiunto quota 107 dollari al barile, rendendo drammaticamente vicina la soglia dei 110 dollari al barile.
Nel tardo pomeriggio segnalato il lancio di missili verso obiettivi in territorio saudita.

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