Il Campionato del Mondo di calcio del 1950 è ancora oggi uno dei più affascinanti e imprevedibili della storia. Non solo per il clamoroso epilogo — il famoso “Maracanazo” — ma anche per il contesto in cui si svolse: pieno di assenze, stranezze regolamentari e momenti entrati nella leggenda.Dopo 12 anni di stop dovuti alla Seconda guerra mondiale, il calcio tornava sul palcoscenico mondiale. A ospitare l’evento fu scelto il Brasile, che costruì per l’occasione il mastodontico Maracanã, all’epoca lo stadio più grande del mondo. Il torneo si giocò dal 24 giugno al 16 luglio 1950. 13 le squadre partecipanti, numero mai più visto in un Mondiale. Germania, Giappone e l’Unione Sovietica non furono invitate o declinarono l’invito; Argentina e Scozia si ritirarono per motivi politici o interni. L’Italia, ancora scossa dalla tragedia di Superga del 1949, partecipò con una squadra rimaneggiata e viaggiò fino in Brasile… in nave per paura dell’aereo.
Curiosamente, fu l’unico Mondiale senza una vera “finale”. La formula prevedeva una fase a gironi iniziale, seguita da un girone finale a quattro squadre (Brasile, Uruguay, Spagna e Svezia). Chi arrivava primo, vinceva il titolo.
Il Brasile dominò la prima fase e sembrava inarrestabile: 7-1 alla Svezia, 6-1 alla Spagna, con il capocannoniere Ademir (9 gol totali) a guidare un attacco formidabile. L’Uruguay, più discreto, si qualificò battendo la Bolivia 8-0 nel girone iniziale, e poi pareggiando con la Spagna e battendo la Svezia nel girone finale.Il 16 luglio 1950, al Maracanã, si gioca l’ultimo match: Brasile–Uruguay. I padroni di casa devono solo evitare la sconfitta per essere campioni. 200.000 spettatori gremiscono gli spalti. I giornali hanno già stampato titoli trionfali. Si coniano perfino medaglie celebrative prima del fischio d’inizio.Al 47’ il Brasile segna con Friaça: l’esplosione del Maracanã sembra confermare il destino. Ma l’Uruguay non molla. Al 66’ pareggia Schiaffino, e poi, al 79’, Ghiggia firma il gol della storia. 2-1. Il silenzio nello stadio è irreale. Nasce il mito del “Maracanazo”, la più grande beffa calcistica di sempre.
Curiosità? Alcides Ghiggia, l’autore del gol decisivo, disse anni dopo: “Solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanã: Frank Sinatra, il Papa e io.”Il portiere del Brasile, Barbosa, fu colpevolizzato per tutta la vita. In Brasile si dice che “la colpa di quel gol non gli fu mai perdonata”. Morì nel 2000 con un senso di colpa mai del tutto cancellato.
L’Uruguay vinse così il suo secondo Mondiale dopo quello del 1930, esattamente vent’anni prima. Come curiosità ulteriore: indossava una divisa azzurra, ma per scaramanzia non la lavò tra la vittoria con la Spagna e la sfida decisiva col Brasile.Il Mondiale del 1950 fu anche il primo con radiocronache diffuse a livello planetario e il primo ad avere una mascotte non ufficiale: il pallone a spicchi bianchi e marroni che divenne icona dell’evento.Quel torneo fu una lezione al mondo intero: nel calcio non esiste niente di scontato. E a volte, Davide può ancora battere Golia. Anche davanti a 200.000 testimoni.

