La Coppa del Mondo di calcio del 1962, disputata in Cile, non fu soltanto un torneo ricordato per la sua durezza e per le imprese sportive, ma rappresentò anche un momento di transizione dal punto di vista regolamentare. Pur non introducendo rivoluzioni immediate, quel Mondiale mise in evidenza limiti e contraddizioni delle regole dell’epoca, contribuendo indirettamente a cambiamenti fondamentali negli anni successivi.
Una delle questioni più evidenti riguardò la disciplina in campo. Nel 1962 non esistevano ancora i cartellini gialli e rossi: gli arbitri potevano solo richiamare verbalmente i giocatori o decretarne l’espulsione, spesso tra proteste e incomprensioni. La celebre “Battaglia di Santiago” tra Cile e Italia rese lampante questo problema: il controllo della partita risultò estremamente difficile e le decisioni arbitrali poco chiare per pubblico e calciatori. Proprio da quell’esperienza nacque la riflessione che portò, quattro anni dopo, all’introduzione ufficiale dei cartellini ai Mondiali del 1970.
Un’altra novità rilevante riguardò l’organizzazione arbitrale. Per la prima volta si cercò una maggiore uniformità nei criteri di direzione di gara, anche se le differenze di interpretazione tra arbitri europei e sudamericani restarono marcate. Il torneo mostrò la necessità di una formazione più omogenea e di indicazioni regolamentari più precise.
Dal punto di vista tecnico, il regolamento prevedeva ancora la ripetizione della partita in caso di pareggio negli scontri a eliminazione diretta. Non erano ammessi tempi supplementari con golden goal né, tantomeno, i calci di rigore come li conosciamo oggi. Questo sistema, già allora considerato poco pratico, alimentò il dibattito su soluzioni alternative per evitare replay eccessivamente ravvicinati. Infine, il Mondiale del 1962 evidenziò l’importanza di regole più chiare sulla tutela dei giocatori, spesso esposti a interventi violenti. Anche se le modifiche sarebbero arrivate solo negli anni seguenti, il torneo cileno rappresentò un punto di svolta nella consapevolezza che il calcio stava cambiando e aveva bisogno di regole più moderne, trasparenti e comprensibili per tutti.

