Khamenei: «La guerra continua, vendicheremo i nostri martiri»

«Non trascureremo di vendicare il sangue dei vostri martiri»: l’Iran continuerà a combattere. Il primo messaggio pubblico della nuova guida suprema della Repubblica Islamica, Mojtaba Khamenei, è un vero e proprio guanto di sfida utilizzato per schiaffeggiare Donald Trump.
Ovvero chi – fidando più nel mero peso dell’apparato bellico statunitense che sulle valutazioni formite dai militari – aveva scommesso tutto su un cambio di regime a Teheran da ottenere con un paio di giorni di bombardamenti. E con l’eliminazione dei vertici della Repubblica Islamica – su probabile suggerimento israeliano – ad iniziare da Alì Khamenei, padre e predecessore della nuova guida suprema.
In realtà il cambio c’è stato, ma non nella direzione auspicata – immaginata? – da Washington e Tel Aviv: Mojtaba Khamenei è un esponente dell’ala più dura del regime iraniano, legato a filo doppio ai Guardiani della rivoluzione, il corpo pretoriano chiamato a garantire la sopravvivenza della Repubblica Islamica.
E nel primo intervento della nuova guida suprema l’indicazione è quello dello scontro senza compromessi con Stati Uniti ed Israele, impegnati in una lotta che per l’Iran è battaglia esistenziale. Dunque che non ammette soluzioni di compromesso.
Ecco, quindi, che Khamenei ufficializza il ricorso all’arma più temuta: la chiusura dello stretto di Hormuz al traffico navale. Indicazione immediatamente raccolta dai Pasdaran. Mobilitato l’asse della resistenza: accanto ad Hezbollah ed alle milizie sciite irachene già impegnate contro israeliani e statunitensi, Khamenei ha annunciato l’ingresso in guerra dello Yemen guidato dagli Houthi: un ulteriore colpo al traffico navale nella regione.
Nel discorso della guida suprema anche un messaggio rivolto agli altri Paesi della regione: «Sebbene crediamo ancora nella necessità di un’amicizia tra noi e i nostri vicini – ha detto Khamenei -, questi Paesi devono rendere chiaro il loro dovere nei confronti di coloro che hanno violato la nostra amata patria e assassinato il nostro popolo. Raccomando loro di chiudere quelle basi il prima possibile, perché ormai devono aver capito che la pretesa americana di stabilire sicurezza e pace non era altro che una menzogna».
A dare più forza alle parole della nuova guida suprema i rapporti dell’intelligence statunitense, secondo cui il regime iraniano non rischia di collassare nel breve periodo. Anzi, la struttura di vertice della Repubblica Islamica è in grande maggioranza ancora intatta a due settimane dall’inizio dell’attacco statunitense ed israeliano. Notizie che certamente non avranno rallegrato l’inquilino della Casa Bianca.

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