“Italia all’anno zero per i vivai calcistici e la Nazionale è lo specchio della crisi”

Si conclude oggi il report di LineaMezzogiorno sul calcio giovanile e sullo scouting, grazie alla collaborazione con l’acvvocato Silvestro Amodio. In questo terzo e ultimo appuntamento con l’argomento, Amodio ci conduce innanzitutto lungo un percorso di riflessione rispetto alla condizione che vive l’Italia se paragonata alle altre nazioni europee.
“Lo specchio del calcio italiano in crisi in questo momento è la nazionale che manifesta tutti i limiti del settore giovanile che non è in grado di produrre un adeguato ricambio generazionale sia per i valori, sia per le strutture, sia per i meriti, sia per i prodotti italiani, in quanto soprattutto le principali squadre del nord si affidano contrattualmente a varie agenzie di procuratori che acquistano giovani calciatori sulle piattaforme europee. Basta vedere le rose dei settori giovanili che hanno oltre il 50% dei calciatori stranieri. Ciò ha portato ad un impoverimento del giovane talento prodotto made in Italy. Molti ragazzi che non vengono adeguatamente valorizzati si demoralizzano e mollano. In serie D ci sono tanti giovani validi che per caratteristiche e qualità tecniche potrebbero fare la serie A. Una discriminante è soprattutto la fisicità. Un ragazzo italiano che non ha fisicità non viene preso in considerazione, mentre se ha cognome straniero entra subito in una squadra di serie A. Ti posso fare un esempio Conceicao di nazionalità portoghese alto 1,68, calciatore dotato di ottima tecnica e velocità, gioca nella Juventus pur non avendo un fisico eccellente, mentre un giovane classe 2005 alto 1,72 centrocampista di grande qualità tattica e di movimento per occupazione degli spazi che ho ammirato nel campionato di serie D in una squadra siciliana il Castrumfavara non viene preso in considerazione. Purtroppo tale aspetto negativo del calcio è emerso dall’effetto negativo della sentenza Bosman che ha provocato un rialzo sostanziale degli ingaggi, sempre meno alla portata delle piccole squadre, e la ricerca sistematica dell’escamotage per aggirare ostacoli di natura formale determinando una sproporzione tra società grandi potenti e società piccole deboli dove la fanno da padrone gli interessi economici alimentati da spietati procuratori invasati da facili guadagni. In Germania invece hanno realizzato centri sportivi su base territoriale che sono autentiche fucine di giovani calciatori. In Olanda i giovani crescono liberamente nei settori giovanili dove non c’è l’assillo e l’ansia del risultato come in Italia”.
Da qui emerge con forza la fotografia del sistema dei vivai italiani e del valore che essi rappresentano per ogni club.
“Nei settori giovanili italiani c’è un enorme differenza. Al Nord ci sono settori forti, preparati ed organizzati con strutture e tecnici preparati che hanno anche la possibilità di sostenere squadre under 23 in serie C che costituiscono un serbatoio di risorse tecniche ed economiche. Basti pensare all’Atalanta Under 23 dell’amico direttore sportivo Fabio Gatti che ho incontrato un mese e mezzo fa a Potenza dove ci sono giovani molto interessanti e pronti a fare il gran salto. Mi dispiace solo che molti sono stranieri. Due mesi fa ho assistito ad una splendida partita del campionato di primavera 1 tra Atalanta ed Inter dove ho visto due squadre preparatissime che hanno giocato ad un’intensità elevatissima per novanta minuti con 20 calciatori nello spazio di 20 metri, per me è stata una partita a pressione con una spettacolarità tattica immensa. Invece al Sud c’è ancora molta improvvisazione ed approssimazione nell’organizzazione e nelle strutture, ma anche nella formazione di giovani calciatori con il rischio che tanti possano perdersi. Nonostante tutto sono stato colpito da un giovane talento della provincia di Matera che proprio per l’assenza di strutture e di organizzazione, ma anche perché viene da una famiglia umile dove il papà è un artigiano falegname, ha rischiato di fermarsi in quanto non aveva la possibilità di recarsi agli allenamenti. Poi fortunatamente ha trovato i mezzi e spero che possa essere tra qualche anno una lieta sorpresa per il calcio italiano ma anche una favola che diventa realtà e scrivere così una pagina da libro Cuore di De Amicis.
Lo auguro veramente con tanta sincerità a questo ragazzo affinchè possa diventare un esempio educativo per il calcio italiano ma anche per le istituzioni che in questo momento non si stanno dimostrando all’altezza nel percorso di crescita dei giovani. Ciò fa rilevare che è assolutamente indispensabile costruire strutture tecniche su base regionale con personale adeguato per poter consentire la crescita e lo sviluppo dei giovani”.
Fine terza e ultima parte

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