Israele vuole occupare il Libano meridionale

Dopo quarantaquattro anni la storia si ripete: Israele ha annunciato l’intenzione di occupare il Libano meridionale per creare una “zona cuscinetto difensiva” fino al fiume Litani. Del resto la distruzione dei ponti lungo il corso d’acqua che separa le regioni meridionali dal resto del Paese dei Cedri era un’indicazione abbastanza chiara di quali fossero le intenzioni israeliane: tagliare in due il Libano per consolidare la propria presenza al Sud.
E così se nel giugno del 1982 scattò l’operazione Pace in Galilea – destinata a concludersi solo nel 2000, con il ritiro delle ultime forze di occupazione israeliane -, la guerra scatenata contro l’Iran offre a Tel Aviv l’occasione per ripetere quanto già fatto in passato nel tentativo di ampliare e consolidare la propria frontiera settentrionale.
A mettere nero su bianco le intenzioni del governo Netanyahu è stato ieri il ministro della Difesa Israel Katz che, in occasione di un incontro con il capo di stato maggiore delle Idf, ha detto che l’esercito avrebbe «controllato i ponti rimanenti e la zona di sicurezza fino al Litani». In pratica una striscia di territorio profonda circa trenta chilomentri, per una superficie complessiva pari al 10% circa del territorio libanese.
Katz inoltre ha parlato di un “modello Gaza” per il Libano meridionale, con la distruzione dei villaggi che potrebbero offrire ricovero ad Hezbollah.
L’obiettivo ufficiale, come per la guerra del 2006 e quella del 2024, è quello di impedire all’ala militare di Hezbollah di mettere a segno attacchi contro città e villaggi israelini lungo il confine ed impedire il lancio di missili e razzi. Più di un osservatore, tuttavia ritiene che accanto a questo obiettivo più strettamente militare ve ne sia anche uno politico, ovvero ancorare il confine settentrionale di Israele ad una barriera fisica come il fiume Litani. Vecchia aspirazione di parte della classe politica israeliana. Aspirazione rilanciata da Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze israeliano, secondo cui il Libano meridionale deve essere semplicemente annesso ad Israele.
Alle parole di Katz ha fatto immediatamente eco la reazione di Hezbollah, che si è detta pronta a contrastare l’avanzata israeliana. «Non abbiamo altra scelta che affrontare questa aggressione e aggrapparci alla terra», ha detto Hassan Fadlallah, rappresentante di Hezbollah nel parlamento libanese.
E del resto sono già diversi giorni che le milizie del Partito di Dio sono impegnate in durissimi combattimenti con le Idf, opponendo una strenua resistenza all’avanzata israeliana pur evitando battaglie campali dall’esito scontato.
Dinanzi all’annuncio israeliano, invece, nessuna reazione è arrivata dal governo di Beirut: come da copione lì tutto tace. Del resto l’esercito libanese dinanzi all’ingresso delle Idf nelle regioni del Sud ha fatto armi e bagagli ripiegando oltre il Litani quanto più velocemente possibile, lasciando di fatto ad Hezbollah l’onere di difendere i confini libanesi.

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