Sembra riaprirsi uno spiraglio negoziale nella crisi tra Stati Uniti ed Iran: nella tarda mattinata di ieri l’agenzia di stampa iraniana Tasnim – citando una fonte direttamente coinvolta nella trattativa diplomatica – ha annunciato un possibile vertice tra i due Paesi.
Nessuna indicazione sulla data, anche se i colloqui dovrebbero tenersi non più tardi della prossima settimana, né sul luogo destinato ad ospitare l’incontro, elementi che sarebbero ancora in via di definizione in questa fase di contatti preliminari. Candidata ad ospitare il vertice sarebbe Ankara, sempre secondo fonti iraniane. Del resto sarebbe stato proprio l’intenso lavoria diplomatico di Turchia, Egitto e Qatar a creare le condizioni necessarie ad un confronto diretto tra Washingtion e Teheran.
Una cosa, tuttavia, sembra certa: le delegazioni statunitense ed iraniana saranno di alto profilo, quasi certamente guidate rispettivamente dall’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e dal ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi (nella foto).
Del resto era stato proprio quest’ultimo, nel corso di un’intervista televisiva rilasciata domenica scorsa, a rilanciare nuovamente la possibilità di un’intesa diplomatica in grado di scongiurare una guerra dalle conseguenze imprevedibili.
«Se la guerra dovesse scoppiare – ha detto Araghchi – sarebbe un disastro per tutti. Nella guerra precedente, abbiamo cercato con tutte le nostre forze di limitare la portata del conflitto tra Iran e Israele. Questa volta, se si trattasse di un conflitto tra Iran e Stati Uniti, dato che le basi statunitensi sono sparse in tutta la regione, inevitabilmente ne sarebbero coinvolte molte parti. Abbiamo imparato molte lezioni durante la guerra dei dodici giorni. Penso che ora siamo molto ben preparati. Ma essere preparati non significa volere la guerra».
Teheran, in definitiva, potrebbe rinunciare al programma nucleare militare in cambio di un progressivo allentamento del regime di sazioni che sta strangolando l’economia iraniana.

