In Egitto una firma per la pace

È iniziata alle 8 – le 7 in Italia – la lunga giornata destinata a segnare, almeno nel breve periodo, gli equilibri mediorientali. A quell’ora, infatti, i miliziani di Hamas hanno liberato i primi sette ostaggi israeliani. Qualche ora dopo è toccato agli altri tredici. Poco prima di mezzogiorno tutti gli ostaggi sopravvissuti a due anni di bombardamenti e combattimenti nella Striscia di Gaza sono stati così riconsegnati alle proprie famiglie.
Nel pomeriggio sono stati restituiti i corpi di quattro ostaggi morti nel corso degli ultimi mesi, si tratta di Guy Illouz, Yossi Sharabi, Bipin Joshi e Daniel Perez. Quest’ultimo comandava il 77° Battaglione della 7ª Brigata Corazzata ed è morto in combattimento nell’ottobre del 2023. Mancano all’appello ancora 24 corpi, ma dovrebbero essere consegnati alla Croce Rossa nelle prossime ore.
Contemporaneamente dal carcere militare israeliano di Ofer, in Cisgiordania, sono partiti gli autobus con a bordo gli oltre 1.900 detenuti palestinesi destinati ad essere liberati. La maggior parte di loro è arrivata a Ranallah in mattinata, accolta da una folla in festa. In 154, invece, sono stati portati in Egitto, in quanto non sarebbe stato loro concesso di soggiornare in territorio palestinese.
La consegna degli ostaggi è stata accompagnata da un messaggio dell’ala militare di Hamas, con cui è stato ribadito «l’impegno all’accordo raggiunto e al rispetto dei tempi stabiliti, fintanto che l’occupazione farà altrettanto. L’accordo è il risultato della fermezza del nostro popolo e della resilienza dei suoi combattenti della resistenza».
In mattinata è giunto in Israele il presidente statunitense Trump, intervenuto alla Knesset, alla presenza del premier Netanyahu.
«Israele – ha detto Trump – ha vinto tutto ciò che si poteva ottenere con la forza delle armi. Ora è il momento di trasformare queste vittorie contro i terroristi sul campo di battaglia nel premio finale: pace e prosperità per l’intero Medio Oriente».
Nel corso del suo intervento il presidente Usa ha sottolineato anche come sia necessario per Gaza «concentrarsi interamente sul ripristino dei fondamenti della stabilità, della sicurezza, della dignità e dello sviluppo economico, affinché possano finalmente avere la vita migliore che i loro figli meritano».
Da Tel Aviv Trump è poi volato in Egitto, a Sharm el-Sheikh per il vertice sulla pace in Medio Oriente. Qui è stato firmato l’accordo che ufficializza il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. «Questa – ha detto il presidente egiziano Al Sisi – deve essere l’ultima guerra del Medio Oriente».

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