In duecento a Napoli per sviluppare un videogame

Il capoluogo campano si appresta a diventare capitale della creatività tecnologica. Oltre duecento tra studenti, ricercatori, sviluppatori e designer si riuniranno per cinque giorni con l’intento di dar vita alla realizzazione di videogame.
Una Global Game Jam (questo il nome di questo tipo di eventi, nda), con così tanti iscritti non era mai stata organizzata nel Sud Italia, e mira, per numero di partecipanti, ad essere la quarta più numerosa al mondo, alle spalle di Cina, Hong Kong e Argentina. Si terrà dal 26 gennaio al 2 febbraio presso l’Aula 1 della sede del Centro Direzionale l’iniziativa voluta dall’Università degli Studi di Napoli Parthenope.
Si parte da un tema comune segreto, che sarà annunciato a livello globale simultaneamente prima di dare il via alle attività. Questa la “scintilla” per accendere i processi creativi dei partecipanti, chiamati fornire il proprio contributo, grazie anche al supporto di numerosi iscritti da remoto, per un formato ibrido, che però mira a dare rilievo al territorio e al suo prestigio tecnologico.
Una sorta di brainstorming dove ogni iscritto può mettere a disposizione le rispettive competenze, creando condivisione e lavoro di squadra, contatti, e perché no, anche valore per l’industria creativa. Sperimentazione e innovazione, su questo binomio ha puntato l’Associazione Player Zero, che ha organizzato l’evento insieme alla community “The Scostumati” e all’associazione studentesca Parthenope Unita.
«Non ci aspettavamo una risposta così ampia, anche se a Napoli c’era grande fermento per un’iniziativa di questo genere – ammette Paola Barra, docente di Virtual Reality e Programmazione I alla Parthenope e fondatrice dell’associazione Player Zero -. In pochissimo tempo abbiamo superato i 200 iscritti, e per numero di partecipanti siamo ai piedi del podio per questo tipo di eventi in tutto il mondo».
Tante le attività in programma nell’appuntamento partenopeo.
«Sono previsti interventi di esperti di grafica e programmazione di videogiochi che accompagneranno i partecipanti nella creazione dei giochu. Le conoscenze pregresse richieste sono minime: uno degli aspetti più affascinanti della jam è proprio il fatto che tutto avviene durante l’evento, compreso l’apprendimento di nuovi strumenti di prototipazione. I numeri raggiunti e, soprattutto, l’entusiasmo dimostrato dai partecipanti confermano il forte valore formativo e comunitario di questa esperienza. Per questo l’intenzione è quella di riproporla ogni anno».
Napoli si conferma città dalla grande voglia di sperimentare. «È la prova che esiste una comunità viva, curiosa, la speranza è che esperienze del genere possano diventare appuntamenti stabili. Molti titoli in passato sono stati prodotti da Sony, Nintendo e Meta, noi creeremo una cinquantina di gruppi di lavoro che contribuiranno alla nascita di altrettanti prototipi».
Prevista, infine, anche il coinvolgimento di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, game developer indie della Campania e partecipanti provenienti da altre regioni, che potranno prendere parte all’evento anche in modalità remota. Tutti, a distanza e in presenza, insieme con un unico obiettivo: fare di Napoli la capitale della creatività tecnologica e dar vita a un videogame che possa, chissà, un giorno vedere realmente la luce.

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