Due scosse di terremoto avvertite distintamente in buona parte della Campania in meno di 48 ore: lo sciame sismico dello scorso fine settimana ha generato molta paura e – fortunatamente – pochissimi danni, pur rappresentando un campanello d’allarme. O un utile promemoria, come lo ha definito il geologo Domenico Negro.
«Mi meraviglio – dice – della meraviglia con cui sono state accolte le scosse della scorsa settimana. È comprensibile che si tenda a dimenticare eventi che si allontanano nel tempo, ma dovremmo avere la consapevolezza di vivere in un territorio fragile, la Campania è in una fascia di rischio sismico medio-alta».
Che tipo di evento è quello che si è avvertito dall’Irpinia a Salerno fino a Napoli?
«Venerdì c’è stata una prima rottura della faglia in profondità, proprio questo ha fatto sì che la scossa si avvertisse su un territorio così ampio: maggiore la profondità dell’evento, più ampio il raggio d’interesse geografico. La frattura ha continuato a rompersi fino ad arrivare alla rottura principale sabato sera, con una magnitudo 4. A questa hanno fatto seguito altre due scosse minori di assestamento nel corso della notte, poi niente».
Evento concluso?
«Sì, dovrebbe essere concluso. Al momento è tutto rientrato, anche se è bene ricordare non ci sono certezze assolute sull’evoluzione di questi scenari. La storia sismica dell’area in cui si è registrato l’epicentro di questo evento ci dice che qui hanno avuto origine terremoti moderati, tra il 3,5 e il 4 di magnitudo. Scenario completamente diverso, ad esempio, da quello del sisma del 1980, originatosi ad una profondità di 30 chilometri, ma caratterizzato da estese rotture in superfie».
Cosa fare per affrontare queste situazioni?
«Prepararsi. La protezione civile ha fatto enormi passi avanti, ma il suo è un intervento sempre post evento, dobbiamo puntare sulla prevenzione. Oggi il nostro problema principale è rappresentato dal costruito».
Patrimonio edilizio troppo vecchio?
«Sì. Occorrerebbe un piano di verifica e di intervento di ampio respiro, ben diverso dal sisma bonus, che pure è stato utile. Certo, c’è il problema dei costi, ma non far nulla è pericoloso. Ad esempio, a Salerno gli edifici che hanno resistito al terremoto del 1980 oggi hanno 45 anni in più, le strutture invecchiano: oggi quegli stessi edifici potrebbero, senza disegnare scenari catastrofici, subire danni di portata ben più ampia. È un tema su cui occorre riflettere. Ed agire».

