Il piano europeo per utilizzare beni e fondi russi “congelati” dopo lo scoppio della guerra potrebbe mettere a repentaglio le trattative che, faticosamente, stanno tentando di arrivare ad una soluzione diplomatica del conflitto.
A sostenerlo non è un pericoloso putiniano – qualifica attribuita con generosità dai sostenitori della guerra ad oltranza – bensì il primo ministro belga Bart De Wever, parere ufficiale messo nero su bianco in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. «Procedere frettolosamente – scive De Wever – con il proposto schema di prestiti per le riparazioni avrebbe come danno collaterale il fatto che noi, in quanto UE, stiamo di fatto impedendo il raggiungimento di un eventuale accordo di pace».
Una posizione in netta contrapposizione con quella di diversi Paesi dell’Unione intenzionati ad utilizzare i fondi russi per sostenere lo sforzo bellico ucraino (Kiev è di fatto in bancarotta, il bilancio statale sono tenuti in piedi solo dai trasferimenti europei), ben 140 miliardi di euro attualmente immobilizzati proprio in Belgio. E proprio il timore di possibili azioni legali per l’utilizzo di queste risorse spinge il governo di Bruxelles alla massima prudenza nel loro eventuale impiego a favore dell’Ucraina.
Timori che la Commissione Europea sta tentando di fugare – «Si tratta di acque inesplorate, quindi è legittimo porre domande, condividere preoccupazioni e stiamo davvero facendo del nostro meglio per affrontare tali preoccupazioni in modo soddisfacente» ha dichiarato un portavoce – anche se al momento sembra senza successo. L’obiettivo della Commissione è di arrivare al prossimo vertice, in calendario il 18 ed il 19 dicembre, con un accordo politico in grado di consentire l’impiego dei fondi russi “congelati”.
Prospettiva che ha già incontrato l’opposizione dell’Ungheria, cui si aggiunge ora il Belgio.
«A mio avviso – ha dichiarato il primo ministro De Wever – il piano di prestiti per le riparazioni proposto è fondamentalmente sbagliato», sottolineando come non sia mai capitato in passato che beni immobilizzati vengano utilizzati prima della fine del conflitto, quando solitamente trovano impiego per pagare debiti e riparazioni di guerra.
Al momento oltre ai fondi custoditi in Belgio, in Europa vi sarebbero altri 25 miliardi di euro di beni russi custoditi presso istituti bancari, prevalentemente in Francia e Lussemburgo.

