Punto focale degli snodi loogistici nel Salernitano è il porto commerciale del capoluogo, una infrastruttura che, nel contempo, è la principale azienda della città e uno dei suoi più grandi problemi, soprattutto sul fronte della mobilità. A indicare una possibile soluzione è Gerardo Arpino, segretario Segretario Generale Filt Cgil Salerno.
«Il porto commerciale di Salerno – dice Arpino – rappresenta senza dubbio una delle principali infrastrutture economiche e occupazionali del territorio, una vera e propria impresa collettiva che ogni giorno muove l’economia della città e dell’intera provincia. È il gate strategico del Mezzogiorno, attraverso cui transitano merci, persone e opportunità di sviluppo che proiettano Salerno sulle rotte commerciali internazionali.
Negli ultimi anni lo scalo ha registrato incrementi costanti nei traffici container, ro-ro e crocieristici, grazie anche agli investimenti in tecnologie, mezzi e nuove infrastrutture, che ne stanno rafforzando la competitività. Tuttavia, questa crescita si scontra con un limite strutturale storico: la mancanza di un’adeguata area retroportuale, che oggi genera criticità sul piano logistico, del traffico urbano e della sostenibilità complessiva».
Come affrontare questa situazione?
«Come Filt Salerno, riteniamo che la soluzione passi attraverso una visione di sistema, capace di mettere in rete porto, ferrovia, autostrade, aeroporto e aree ZES, oggi riunite nella ZES Unica per il Mezzogiorno. Le aree ZES campane, confluite in questa nuova struttura unitaria, possono e devono rappresentare la leva strategica per la realizzazione di un vero retroporto funzionale, in grado di ospitare attività logistiche, di stoccaggio e manutenzione, alleggerendo così la pressione sul centro cittadino e migliorando i tempi e i costi delle operazioni portuali».
C’è poi il grande progetto di Porta Ovest, la cui conclusione è ancora lontana.
«Completare e mettere in esercizio Porta Ovest è indispensabile, è una infrastruttura attesa da anni e fondamentale per il decongestionamento del traffico veicolare in entrata e uscita dal porto. Questa opera non solo ridurrebbe l’impatto ambientale e la congestione urbana, ma costituirebbe un collegamento diretto tra porto, rete autostradale e sistema ferroviario, rafforzando l’intermodalità e la competitività dello scalo. Allo stesso tempo, è necessario potenziare l’ultimo miglio tra porto, stazione e aeroporto “Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento”, creando così un corridoio logistico integrato che favorisca la mobilità sostenibile di merci e persone.
Ma ogni processo di crescita deve avere al centro le persone che ogni giorno garantiscono l’operatività del porto: lavoratori che con professionalità, dedizione e competenza assicurano la sicurezza e l’efficienza delle operazioni. Per la FILT CGIL Salerno, la crescita dello scalo deve tradursi in lavoro stabile, sicuro e qualificato, in formazione continua, nel rafforzamento delle misure di sicurezza e nel miglioramento delle condizioni microclimatiche per chi opera in banchina. Solo un porto che cresce nel rispetto del lavoro, dell’ambiente e della città può essere un porto davvero moderno, sostenibile e motore di sviluppo per tutto il territorio».

