«Il Piano Mattei? Un fantasma privo di contenuti strategici»

Il tema mare è centrale per lo sviluppo non solo del Mezzogiorno, ma di tutto il sistema Paese. Solo rendendo più competitivo il nostro apparato marittimo si potranno creare quelle linee di sviluppo nazionale indispensabili per il futuro. Da qui la necessità non solo di una forte proiezione nel Mediterraneo, ma anche di una capacità di attrazione per il commercio mondiale. Ne discutiamo con il professore Adriano Giannola, presidente di Svimez. Ritiene che il Piano Mattei assolva a queste necessità?
«Direi proprio di no. Il Piano Mattei è una specie di fantasma propagandistico in assenza di contenuti strategici».
Professor Giannola, ma non ritiene che la ZES Unica del Mezzogiorno possa essere una reale opportunità per la penetrazione economica e politica italiana oltre che volano di sviluppo nazionale?
«Sulle ZES bisogna dire che esiste una razionalità, ma travestirla da novità è pericolosissimo. La ZES c’è sempre stata nel Mezzogiorno. Il Sud ha sempre goduto d’incentivi fiscali, ma soprattutto di esenzioni di oneri contributivi per abbassare il costo del lavoro al fine di rendere più competitive ed attrattive le zone del sud della Penisola, altrimenti queste sarebbero rimaste fuori mercato. Siccome l’Ue non consente queste strategie, a mo’ di compensazione per le imprese le si concede le ZES, che hanno come unica novità interessante la semplificazione con cui possono essere ammessi a contributo i progetti. Ammesso che ci siano le risorse poi»
Quindi professore, parafrasando Remark “niente di nuovo sul fronte ZES”
«No, assolutamente nulla di nuovo. In questo senso c’è sempre stata una ZES unica che ha avuto necessità di cambiare strada ogni qual volta l’Ue decide che tutte queste agevolazioni globali debbano essere eliminate, poiché, a suo giudizio, sono contro la concorrenza. Allora bisogna cambiare modalità per dare un incentivo al Sud. Fitto non ha inventato nulla ha semplicemente replicato ciò che è stato fatto in precedenza, si tolgono queste normative speciali, ma si danno altri incentivi fino a quando l’Ue non consente di ripristinare per un breve periodo l’abbattimento del costo del lavoro. Spacciare per novità la ZES unica come novità assoluta e panacea per tutti i problemi è pericoloso».
Perché professore?
«Perché sta ammazzando e condizionando il ruolo delle vere e uniche ZES, nel senso tecnico del termine, che sono quelle che nascono formalmente nel 2017 con il ministro De Vincenti. Questi mise in piedi un progetto coerente decidendo che quelle otto ZES dovevano essere i porti del Mezzogiorno strategici, fare da zona doganale interclusa, avere i diritti doganali che avrebbero attratto grandi investimenti. La speranza era questa. Con una semplificazione che avrebbe accelerato questo virtuosismo. Da allora non è stato fatto nulla fino a quando Fitto non ha fatto l’acrobazia della ZES unica. Quelle ZES sono ancora in attesa di partire e potrebbero partire se si facesse una politica seria di attrazione attraverso le convenienze dei diritti doganali della zona doganale interclusa».
Come nel caso di Tangeri e Port Said intende?
«Esattamente, come ha fatto Tangeri che in pochi anni ha raggiunto 40mila addetti con la Solana e la Renault che lì montano tutti i pezzi per le esportazioni. Noi non ne abbiamo una di queste ZES, un po’ Taranto storicamente, ma lì hanno altri problemi. Augusta è il principale porto d’ingresso in Europa ed è chiuso perché è tutto da bonificare ed il PRRN si è guardato bene dal rafforzare questo strumento potenzialmente potente come ha dimostrato la Cina, Port Said, Tangeri e noi siamo il Mediterraneo il posto più adatto per attrarre e compensare il fatto che tutto il traffico va a Rotterdam o Amburgo invece che fermarsi in Italia».
Quindi professore è un problema non solo legato alla realizzazione di infrastrutture, ma anche di mancanza di visione.
«Se lei prende un progetto della SVIMEZ del 2021, ossia all’uscita del PNRR, noi dicemmo proprio cosa avrebbe dovuto fare il PNRR. Lo scrivemmo chiaramente nella nostra pubblicazione Quaderno 65 “Un progetto di sistema per il Sud in Italia e per l’Itali in Europa”, è scaricabile gratuitamente on line. È proprio una strategia basata su questo il riannodare il Sud al Nord, fare il secondo motore al Mezzogiorno perché altrimenti il Settentrione va a sbattere. Se sbanda la Germania sbanda anche tutto il Nnord e l’Ue, mentre il nostro Sud e quindi l’Italia può e deve diventare un propellente unico per tutta l’Europa».

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