Si moltiplicano i tavoli aperti sulla crisi del settore metalmeccanico in Campania. Secondo i dati diffusi dalla Fim Cisl Campania, nel secondo semestre 2025 si evidenziano i sintomi non solo di una congiuntura negativa, ma di una vera e propria mutazione del sistema manifatturiero regionale. Con 9.852 lavoratori coinvolti e 45 tavoli di crisi aperti, la regione si scopre l’anello debole della trasformazione industriale europea. Il caso di Napoli, con 5.907 lavoratori coinvolti è direttamente legato al destino di Stellantis a Pomigliano e al suo vasto indotto. La crisi di sistema, però, è sottolineata dalla sofferenza delle aree di Caserta e Avellino dove la componentistica tradizionale, specializzata nel motore endotermico, non trova spazi di riconversione immediata. Per quanto riguarda, poi, Benevento (450 lavoratori) e Salerno (334 lavoratori), si nota la presenza di crisi circoscritte ma strutturali. Infatti sebbene l’impatto numerico sia più ridotto, la perdita di singole commesse può compromettere l’intera stabilità occupazionale.
Andando oltre l’esame delle singole province, zavorra ulteriore è rappresentata dalla decisione europea di bandire i motori a combustione dal 2035, decisione che, combinata con le strategie di efficientamento del Gruppo Stellantis, sta provocando una “dispersione industriale” le cui conseguenze si abbattono a cascata anche sulla miriade di piccole e medie imprese dei servizi industriali.
Alla base di tutto questo, una tempesta multifattoriale che, come evidenziato dalla Fim, chiama in causa, da un lato fattori esogeni (iper-inflazione dei costi energetici e contrazione degli ordinativi globali), dall’altro, fattori endogeni (indotto finanziariamente fragile e mancanza di investimenti in Ricerca e Sviluppo).
Il ricorso sistematico alla Cassa Integrazione (ordinaria e straordinaria) e ai contratti di solidarietà è un chiaro sintomo del fatto che il sistema non sta più assorbendo shock temporanei, ma sta “congelando” una forza lavoro che il mercato non riesce più a integrare nelle sue attuali forme.
La risposta? Un tentativo di trovarla arriva dal segretario regionale Giuseppe De Francesco che parla di una trasformazione su tre assi: riduzione strutturale del costo dell’energia per mantenere la competitività, incentivi fiscali massicci per la riconversione dei siti produttivi e, soprattutto, una riforma delle politiche attive del lavoro. Senza un piano straordinario coordinato tra Governo e Regione, rischia un’inevitabile deindustrializzazione ed un’insanabile asimmetria sociale.

