Forza Italia attacca, Fratelli d’Italia prepara la controffensiva (mentre va alla resa dei conti interna) e la Lega prova a non restare schiacciata tra i due alleati. Nel centrodestra campano – in attesa dell’incontro dei leader regionali di martedì – la saldatura non è delle migliori. La sconfitta era prevista, al netto dei sondaggi più ottimistici, ma non con un distacco di venticinque punti da Roberto Fico, l’esponente dei Cinque Stelle alla guida del cosiddetto campo largo: un candidato non trascinatore, comunicativamente fragile e spesso frenato dal fuoco amico. Fratelli d’Italia, che aveva puntato sul viceministro Edmondo Cirielli, non immaginava un risultato sotto il 45 per cento. Quella era la soglia considerata “onorevole”, anche per via del peso istituzionale del centrosinistra: dieci anni a Palazzo Santa Lucia e un radicamento amministrativo esteso, a partire dal Comune di Napoli. Le urne, però, hanno detto altro. E dal giorno dello spoglio sono emerse tutte le fratture interne. Ma procediamo con ordine. Nel partito di Meloni il caso più delicato riguarda Nunzio Carpentieri. Consigliere uscente, ha ottenuto quasi 13mila voti ma è rimasto fuori, superato da Giuseppe Fabbricatore, amministratore e dirigente politico. Carpentieri accusa il partito di aver favorito il collega con una logica «perversa». Le repliche sono state immediate: Cirielli e la deputata Vietri hanno messo in dubbio la sua lealtà evocando un presunto “inciucio” con De Luca a Sant’Egidio del Monte Albino, il suo territorio. Da allora silenzio ufficiale e malumori sotterranee. Carpentieri, intanto, è corteggiato da più parti e Forza Italia lo osserva con attenzione. E passiamo agli azzurri. Sono quelli usciti meglio dal voto per Palazzo Santa Lucia. Hanno raddoppiato i consensi rispetto al 2020 e sfiorano Fratelli d’Italia: 10,72 contro 11,93 per cento in Campania. Il coordinatore Martusciello – ieri a Salerno per festeggiare l’elezione di Roberto Celano – è stato chiaro: dagli appuntamenti amministrativi fino alle elezioni per la guida dell’Italia in programma nel 2027 gli equilibri della coalizione sono da ridisegnare. E questo con tutto ciò che ne consegue sulle candidature: Forza Italia – primo partito a Caserta, Avellino e Benevento – rivendica le proprie scelte con forza e risultati all mano. A Salerno, invece, potrebbe lasciare margini di manovra agli alleati. Scenario complesso anche nella Lega. Dante Santoro sorride a metà: 3.772 voti in Campania, un po’ basso rispetto alle previsioni, ma primo a Salerno città con 1.669 preferenze, dato che lo spinge verso la corsa a sindaco. Diverso l’umore dell’ex rettore Aurelio Tommasetti, consigliere uscente, superato dal provveditore Mimì Minella, sostenuto dal deputato Pierro (5.941 a 5.317). Il Carroccio si ferma al 5,51 per cento regionale, quasi la metà dei voti di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Però il dato più pesante è un altro: a Napoli il partito si ferma al 2,55 per cento, una soglia che peserà sulla scelta del candidato per Palazzo San Giacomo. Martedì la coalizione si ritroverà al tavolo. Il voto ha aperto ferite profonde e il rebus delle candidature rischia di aggravare il quadro. La strada per ricomporre la coalizione si preannuncia lunga. E tutta in salita.

