Il dietrofront di Cirelli: «Vannacci non è in agenda»

Il viceministro degli Esteri finisce al centro di una nuova polemica: prima l’apertura al leader di Futuro Nazionale, poi la correzione dopo il confronto con i vertici

ROMA – Un’apertura politica inattesa, arrivata da un esponente di governo, ha agitato le acque in Fratelli d’Italia. A Ischia, durante la presentazione del circolo locale di Gioventù Nazionale, il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli ha dichiarato: «Mi auguro che si possa governare insieme a Vannacci. Se loro vogliono governare con noi, non vedo perché dovremmo escluderli». Un’affermazione netta, che stride con la linea finora espressa dalla premier Giorgia Meloni, sempre molto prudente nei confronti del generale ed ex vicesegretario leghista Roberto Vannacci, oggi leader di Futuro Nazionale. Nel giro di un’ora, fonti del partito hanno gelato l’uscita del viceministro: «Sono parole a titolo personale. Non è la posizione di FdI». Una presa di distanza chiara, che ha costretto Cirielli a una rapida retromarcia. Dopo un confronto con i vertici del partito, Cirielli ha corretto il tiro: «Le mie dichiarazioni fornite ad un incontro con i giovani di Gn in un contesto quindi molto accademico e teorico sono state semplificate e ed estrapolate. Era una valutazione del tutto teorica e ipotetica anche perché il Partito di Vannacci oggi è all’opposizione insieme al Pd, ai Cinque stelle e ad Avs, del primo Governo guidato da un presidente del consiglio espressione di un partito di destra». Il viceministro poi continua: «Per questo – chiarisce – la mia posizione era una valutazione personale anche perché l’ipotesi di una alleanza elettorale con Vannacci non è in agenda e non se ne è mai parlato nel Partito». Una precisazione che chiude – almeno formalmente – la questione, ma non cancella l’effetto politico delle sue parole. Prima della smentita, il viceministro aveva articolato un discorso più ampio sul possibile ruolo di Vannacci: «Chiamerei Vannacci e gli chiederei quali problemi vuole risolvere». E ancora: «Bisogna metterlo alla prova e affidargli una responsabilità. Se oggi il 6-7% degli elettori vuole sostenerlo, non si può attaccare né chi lo vota né chi riceve quei voti. Potrebbe imprimere una spinta maggiore sul versante della sicurezza». Cirielli ha anche ammesso che sul tema della sicurezza «oggettivamente non abbiamo fatto ciò che le persone si aspettavano». A cinque mesi dal caso del suo incontro con l’ambasciatore russo – poi definito “autorizzato” dalla Farnesina – Cirielli si ritrova nuovamente al centro di una polemica nazionale. Questa volta per un’apertura politica che il suo stesso partito ha immediatamente smentito.

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