Giovane, mussulmano, socialista, sensibile alla causa palestinese: sono questi gli elementi che hanno trasformato la vittoria del 34enne Zohran Mamdani alle elezioni municipali di New York in un momento di profonda rottura del quadro politico statunitense.
Mamdani si è imposto non tanto sul candidato repubblicano Curtis Sliwa, fermatosi al 7,1%, quanto su Andrew Cuomo, candidato indipendente espressione non solo di una famiglia storicamente impegnata in politica, quanto dell’establishment newyorkese. Cuomo è stato fortemente sostenuto dal mondo imprenditoriale, cui sono risultate ben poco gradite le posizioni di Mamdani in tema di salario minimo – l’impegno è di portarlo a 30 dollari l’ora – e di calmierare gli affitti su ampia parte del patrimonio edilizio cittadino.
I quasi 200mila voti che separano Mamdami e Cuomo sono anche un segno della grande mobilitazione giovanile in favore del primo: alle urne si è registrata la maggiore affluenza dal 1969. Neanche gli attacchi di Trump hanno arrestato la corsa di quello che è diventato il primo sindaco mussulmano della Grande Mela.
Il ciclone Mamdani non ha risparmiato gli stessi democratici: le posizioni del neo primo cittadino sono molto a sinistra rispetto a quelle della media dei dem americani, tanto che a sostrenere la corsa del 34enne sono state figure come il senatore Bernie Sanders e la deputata newyorkese Alexandra Ocasio-Cortez, figure di spicco – spesso isolate, certamente minoritarie – della sinistra del Partito Democratico.
Salutando i sostenitori radunatisi al Brooklyn Paramount Theater dopo la proclamazione dei risultati elettorali, Zohran Mamdani ha dedicato la vittoria a «lavoratori, immigrati e persone di colore che non si riconoscono più nel Partito democratico». Una vera stilettata al cuore per un partito che, all’indomani della vittoria di Donald Trump alle presidenziali, non è ancora riuscito a superare il trauma della sconfitta e ad elaborare una nuova linea politica che non dia per scontato il sostegno delle minoranze, etniche o religiose che siano.
Competenza e compassione saranno la bussola che giuderanno la nuova amministrazione, assicura Mamdani, che non esita ad accusare chi lo ha preceduto alla guida di New York di «aver aiutato solo chi poteva ricambiare», promettendo che, invece, dal prossimo 1° gennaio l’amministrazione cittadina «aiuterà tutti».
Inevitabile, infine, un affondo diretto contro Donald Trump: «New York – ha detto – resterà una città di immigrati. Una città costruita dagli immigrati, alimentata dagli immigrati e, da stasera, guidata da un immigrato. Ascoltami, presidente Trump: per arrivare a uno di noi, dovrai passare attraverso tutti noi».
Nelle scorse settimane proprio il tema della gestione del fenomeno immigrazione aveva visto l’inquilino della Casa Bianca ed il neo sindaco di New York combattersi aspramente a distanza, ognuno schierato su posizioni radicalmente opposte a quelle dell’avversario. Trump, alla vigilia del voto, si era appellato alla comunità ebraica newyorkese – la più grande degli Stati Uniti – affinché non sostenesse Mamdami, considerato addirittura pericoloso per il mondo ebraico americano.
La replica – indiretta – è arrivata subito dopo la vittoria, quando Zohran Mamdani ha sottolineato che New York non sarà mai più una città in cui si potrà utilizzare l’arma dell’islamofobia per vincere una competizione elettorale.

