Il cane da pastore abruzzese “ritorna” a casa

di Stefano Masi

Per decenni lo abbiamo chiamato “Maremmano Abruzzese”, un binomio che a molti, specialmente tra le vette del Gran Sasso e della Majella, suonava come una forzatura storica. Ma da dicembre 2025 la musica è cambiata: la Federazione Cinologica Internazionale (FCI), su proposta dell’ENCI, ha ufficializzato l’inversione della denominazione. Ora, il nome ufficiale è Pastore Abruzzese Maremmano.
Non si tratta di un semplice gioco di parole. È il riconoscimento di una verità storica e geografica che gli allevatori abruzzesi rivendicavano dal 1958. Per secoli, questo impavido guardiano bianco è stato l’anima della transumanza, spostandosi dalle montagne d’Abruzzo alle pianure laziali e toscane. Mettere l’aggettivo “Abruzzese” al primo posto
significa restituire centralità al territorio che ne ha forgiato il carattere e la morfologia. La battaglia, sostenuta con forza dalla Regione Abruzzo e dal CPMA, segna un punto di svolta per la tutela della razza. Sebbene lo standard morfologico resti invariato, il valore simbolico è immenso: il cane da pecora per eccellenza torna, almeno nel nome, a casa. A riflettere sui motivi di questa decisione e sulle prospettive che si aprono è Antonio Grasso, presidente del circolo Pastore Abruzzese Maremmano.
Il cambio di denominazione della razza è stato un percorso lungo e complesso, avviato formalmente nel 2016. Ora che l’obiettivo è raggiunto, quali sono i prossimi passi formali per il Circolo?
«La richiesta ufficiale del cambio del nome é stata presentata dal Cpma nel 2016, ma la discussione sull’ errata denominazione della razza è molto più antica e risale addirittura ai tempi del riconoscimento ufficiale, quindi la fine degli anni ‘50 del passato secolo. Con il cambio del nome della razza è necessariamente cambiato anche il nome della nostra associazione infatti il 1° marzo è stata convocata l’assemblea straordinaria dei soci che ha sancito il cambio della denominazione da Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese a Circolo del Pastore Abruzzese maremmano».
Oltre al valore identitario e storico, questa inversione dei termini porterà cambiamenti concreti nella gestione della razza, nei raduni o nei criteri di selezione, oppure rimarrà un traguardo puramente formale e culturale?
«Il cambio del nome della razza è stato sicuramente un’operazione di ristabilimento della verità storica e quindi un atto dovuto per onestà intellettuale. Detto questo, i criteri di selezione da anni ormai adottati dal Cpam rimangono gli stessi, quindi attenzione alla salute del cane, attenzione al carattere e mantenimento delle caratteristiche funzionali di cane da protezione del gregge. Ci aspettiamo sicuramente un maggior supporto da parte dei tanti appassionati abruzzesi che finora si erano tenuti lontani dall’attività del circolo, proprio in ragione della denominazione della razza».
Mentre si festeggia il primato dell’Abruzzo nel nome, molti appassionati segnalano ancora problemi legati all’abbandono e alla gestione dei cani da lavoro. In che modo la nuova denominazione può aiutare il CPMA e le istituzioni a promuovere una tutela più efficace dei soggetti presenti sul territorio abruzzese?
«Questo è un tema molto delicato. Noi come associazione abbiamo creato un settore lavoro che si occupa della introduzione dei cani correttamente selezionati in
aziende che hanno realmente bisogno di un supporto e oltre a questo il settore lavoro svolge anche un’opera di sensibilizzazione per il corretto utilizzo dei cani da guardiania. Ci auguriamo si sviluppi una collaborazione con le istituzioni, per porre un freno a questa problematica nell’ambito del territorio abruzzese».

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