Mosca sta militarizzando il confine con la Finlandia: questo l’allarme rilanciato dalla televisione di Helsinki YLE, emittente che ha mostrato nel corso di una trasmissione le immagini satellitari dei lavori di riattivazione e costruzione di due basi militari distanti meno di duecento chilometri dal confine russo-finlandese. Immagini che hanno alimentato la preoccupazione di ampi settori dell’opinione pubblica del Paese scandinavo, caratterizzato da un clima politico fortmenete antirusso e – relativamente – fresco di adesione alla Nato.
Ed è proprio questa, in realtà, la chiave per decifrare la decisione russa di riattivare la base di Rybka e procedere alla costruzione di una nuova nell’area di Kandalaksha. Il confine russo-finlandese nella prospettiva di Mosca è passato dall’essere la linea di confine con una nazione neutrale al punto di contatto con un membro della Nato, alleanza tornata ad essere considerata ostile come ai tempi della guerra fredda, se non addirittura di più. Era inevitabile, dunque che le strutture dismesse agli inizi degli anni 2000 fossero progressivamente riattivate, così da sostenere il nuovo assetto militare russo nella regione.
Intanto quest’oggi ad Abu Dhabi riprenderanno i colloqui su base trilaterale – Stati Uniti, Russia ed Ucraina – nel tentativo di rilanciare una soluzione diplomatica del conflitto che si appresta, ormai, a tagliare il doloroso traguardo del quarto anno. Ancora una volta al centro del confronto ci sarà la questione degli assetti territoriali post bellici – in particolare il futuro di quella parte di Donbass ancora in mano ucraina di cui Mosca chiede il pieno controllo – e delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
A questo proposito un’indiscrezione riportata dal quotidiano Financial Times rivela che Kiev avrebbe raggiunto un’intesa con i “volenterosi” europei e gli Stati Uniti per garantire il mantenimento del cessate il fuoco, qualora quest dovesse essere raggiunto a seguito dei colloqui. Il piano contemplerebbe il dispiegamento di una forza militare europea dopo il cessate il fuoco, con sostegno logistico ed informativo statunitense. In caso di ripresa dei combattimenti si attiverebbe l’intervento della forza militare europea e, extrema ratio, dell’esercito statunitense. Il piano, tuttavia, contraddice una delle condizioni poste dalla Russia per arrivare alla fine del conflitto: nessun dispiegamento in Ucraina di truppe appartenenti a Paesi “ostili”.
Non è chiaro, dunque, se quello del dispiegamento di una forza europea in territorio ucraino sia uno dei punti su cui si è raggiunta un’intesa nel corso dei colloqui precedenti o se, invece, sia un accordo raggiunto a prescindere dal consenso russo. E rappresenti dunque un ostacolo ancora da superare nel corso della trattativa diplomatica in corso.
Ad oggi, tuttavia, ogni ipotesi di sospensione dei combattimenti è più che aleatoria: dopo la tregua di tre giorni concordata da Casa Bianca e Cremlino, sono ripresi gli attacchi aerei russi sul sistema energetico ucraino. La notte scorsa circa 450 droni ed oltre 70 missili hanno colpito centrali elettriche e sistema di distribuzione, dando origine a nuove interruzioni nell’erogazione di energia elettrica. Particolarmente colpite le città di Kiev e Kharkiv.
Sul terreno continua la lenta, ma metodica avanzata russa: secondo l’ISW – centro studi statunitense filoucraino – nel mese di gennaio i russi hanno conquistato più del doppio del territorio conquistato a dicembre.

