Il calcio italiano sembra aver riscoperto velocità, continuità e soprattutto il coraggio di lasciar correre. A spingere in questa direzione è Daniele Orsato, nuovo designatore di Serie A e Serie B, che ha impresso una svolta netta alla gestione delle partite da parte degli arbitri. Meno interruzioni, meno proteste, meno tempo perso tra contatti e simulazioni di infortuni e, soprattutto, una diversa interpretazione di contatti e falli. L’arbitro torna così al centro della scena, chiamato a decidere sul campo senza vivere ogni episodio con la paura di essere corretto dalla tecnologia. Il Var resta, ma sembra aver finalmente ritrovato la sua dimensione originaria: uno strumento per correggere gli errori evidenti, non un secondo arbitro sempre pronto a intervenire. E i numeri delle prime due giornate raccontano meglio di qualsiasi impressione la portata di questo cambio di rotta: zero chiamate al Var e zero rigori assegnati, con anche il terzo turno che, almeno per ora, sta seguendo la stessa traccia. E per ora c’è stata una sola espulsione, peraltro per proteste. Non significa che la tecnologia sia stata accantonata, ma che viene utilizzata in modo più silenzioso e selettivo, lasciando spazio alle decisioni prese in campo. È una linea che richiama il cosiddetto metodo europeo, dove non ogni contatto viene trasformato automaticamente in un fischio e dove il gioco viene tutelato nella sua componente di dinamismo. La filosofia di Orsato parte proprio da qui e chiede all’arbitro di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, restituendogli la giusta autorevolezza.

