Iannuzzi: “No alla resa, difendiamo i piccoli comuni

«I piccoli comuni sono un punto qualificante del sistema Italia non possono essere abbandonati a loro stessi». Tino Iannuzzi, avvocato amministrativista e cassazionista, parlamentare di lungo corso, nonché componente nella Consulta di Garanzia statutaria della Regione Campania, non nasconde il suo sdegno per un Piano nazionale, quello Strategico delle Aree Interne, che contempla fra le sue finalità quello di “assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento” i piccoli comuni, “in modo da renderlo dignitoso per chi li abita”. Perché “non possono porsi alcuni obiettivi di inversione di tendenza”. Un presupposto non condivisibile, soprattutto per chi come lui, salernitano e con un piccolissimo comune nel cuore, (Valle dell’Angelo con i suoi 200 abitanti) si è battuto in Parlamento per fare approvare la legge cosiddetta Salva borghi.

Avvocato, Sud sempre più a rischio spopolamento, con i piccoli comuni destinati a scomparire. In base al piano strategico per le aree interne vanno assistiti verso il declino. Lei cosa ne pensa?

«Il Piano varato dal Governo con il dipartimento per le Politiche di coesione nel maggio scorso, si basa su un presupposto, che non condivido e che trovo sbagliato. I problemi esistono e sono pesanti e complicati, non vanno sottovalutati, ma affrontati con politiche mirate e coraggiose, perché i Piccoli Comuni sono un punto qualificante del sistema Italia».

Nel 2017 dopo un lungo iter si arrivò finalmente all’approvazione della legge sulla “Piccola Grande Italia”.

«La legge 158 del 2017 è stato il risultato di una precisa scelta politica. Con Ermete Realacci, primo firmatario della proposta della quale sono stato relatore alla Camera dei Deputati, abbiamo suscitato un vasto movimento che ha interessato tutto il Paese».

Cosa prevede la legge?

«Nasceva da una chiara consapevolezza e da un valore fondamentale: i Piccoli Comuni sono una realtà preziosa da salvaguardare e valorizzare. La legge prevede incentivi economici e fiscali per favorire il recupero di popolazione e l’insediamento di nuove iniziative produttive, semplificazione amministrativa, diffusione della banda ultra larga, promozione delle tipicità locali,  filiere corte e a km “zero”, riqualificazione dei centri storici».

Il Piano strategico va in tutt’altra direzione.

«Sì. Si afferma una logica di rassegnazione e di inerzia, antitetica rispetto alla visione della legge 158. Del resto la pandemia Covid-19 ha dimostrato che disertificare i territori e le piccole comunità, accentrare nei grandi centri è un errore grave».

Che tipo di intervento si sarebbe dovuto prevedere?

«Attuare in tutti i suoi principi la legge del 2017, destinando risorse ogni anno a progetti di qualità anche e soprattutto fra più comuni, la gestione associata, come nello spirito della legge. E poi è indispensabile utilizzare le tecnologie sempre più sofisticate, anche a distanza, per garantire le attività scolastiche, le prestazioni sanitarie,  puntare sullo Smart-working, sul turismo sostenibile, l’innovazione dell’agricoltura, la valorizzazione dei beni culturali, interventi nei trasporti».

Ritiene che siano soluzioni praticabili?

«Certamente. Nel più piccolo comune della provincia di Salerno è partita con risultati molto positivi l’esperienza delle “Botteghe della Comunità” una sperimentazione gestionale della Asl per offrire alle persone “un percorso di salute” integrato e completo, che pone insieme la presenza in loco di specialisti con il ricorso della telemedicina. L’Italia nel mondo vince se fa l’Italia, nella bellezza del nostro Paese c’è la realtà unica ed inimitabile dei Piccoli Comuni. Quello che conta di più è battersi con convinzione ed energia, senza timidezza, senza nostalgia o malinconia, guardando avanti con fiducia e speranza».

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