La giornata di Antonio Iannone è cominciata presto al ministero tra carte e incontri con amministratori arrivati da tutta Italia per discutere di infrastrutture. Poi la corsa verso Palazzo Madama: alle quindici, nel pirmo pomeriggio, in rappresentanza del governo all’ottava commissione Ambiente e Lavori pubblici. Subito dopo un altro passaggio istituzionale con la riunione del Comitato interministeriale per il mare, su delega del ministro Salvini. È dentro questa agenda fitta che il sottosegretario ai Trasporti e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia trova il tempo di ragionare sulla Campania e sulle prossime elezioni regionali: il nodo (politico) del candidato presidente, le priorità di governo, il giudizio sull’avversario Fico e sul decennio di De Luca che, a suo dire, chiude una stagione politica.
Sottogretario Iannone, il governatore uscente della Campania continua a ironizzare sull’assenza del candidato del centrodestra. Che effetto le fa?
«Ormai è rimasto disoccupato, possiamo sempre candidare lui…. Battute a parte, il candidato sarà ufficializzato quando i leader lo decideranno sulla base di un quadro nazionale. Mi auguro il prima possibile.
Dunque dopo il voto nelle Marche, in programma questo weekend?
«Non voglio dare date. Le Marche sono alle porte, per cui… ma la scelta arriverà quando ci sarà la sintesi nazionale».
Da cosa dipende questa sintesi?
«Il governatore di una grande regione vale quanto tre ministri. È un livello istituzionale e politico altissimo. E il centrodestra non è un partito ma una coalizione che, per essere tale e governare stabilmente il Paese, applice alle sue scelte senso di responsabilità e rispetto reciproco. In questo quadro rientra anche la definizione del candidato in Campania».
Se toccherà a Fratelli d’Italia, conferma che il vostro nome è quello di Edmondo Cirielli?
«Sì. A gennaio il partito regionale si è espresso all’unanimità sul viceministro Cirielli. Lo ringraziamo per la disponibilità. Per noi la soluzione migliore è politica: un profilo politico assicura credibilità e autorevolezza a una coalizione che vuole davvero governare».
Perché proprio lui?
«È il più alto in carica del centrodestra in Campania. Ha vinto elezioni con tutti i sistemi elettorali ed è stato presidente della Provincia di Salerno portando a una vittoria storica il centrodestra locale. Ha maturato esperienza amministrativa e, da generale dei Carabinieri, rappresenterebbe un segnale forte in una terra che ha bisogno di legalità».
Sul tavolo, però, ci sono anche i nomi civici. Matteo Lorito, rettore della Federico II di Napoli, Michele Di Bari, prefetto di Napoli. E ancora. Gianfranco Nicoletti, rettore dell’Università della Campania “Vanvitelli” e Giosy Romano, presidente dell’Asi di Napoli e dal 2024 coordinatore della Struttura di Missione per la Zes Unica.
«Non so quali siano davvero i nomi al vaglio degli altri partiti. Sono tutti ottimi profili ma il nostro è politico, ed è Cirielli».
Giosy Romano viene considerato tra i più papabili, forte del gradimento di Forza Italia.
«Ottima personalità ma non mi pare un civico puro visto che ha ricoperto ruoli costruiti dalla politica».
Si è parlato, invece, del prefetto di Napoli come civico gradito a Fratelli d’Italia.
«Ripeto: il nostro nome è Cirielli».
Non state perdendo troppo tempo nell’individuazione del candidato?
«Conta scegliere bene, non scegliere in fretta. Il centrosinistra ha presentato Fico due settimane fa e da allora non ha fatto altro che lacerarsi internamente. E’ un ectoplasma sul territorio. Nessuna iniziativa concreta, nessuna idea programmatica».
Quali sono le priorità per la Campania?
«Sanità, devastata in dieci anni di De Luca. Occupazione e sviluppo. Trasporti, naturalmente. È la ferita principale del nostro territorio. In Campania chi non ha un mezzo proprio non riesce a vivere. Non lo dico io: le classifiche indipendenti ci collocano ultimi in tutti gli indicatori sociali ed economici».
A che punto siete con le liste?
«Siamo avanti. Aspettiamo il candidato presidente, ma in ogni provincia abbiamo richieste triple o quadruple rispetto ai posti disponibili. È un segnale chiaro: c’è voglia di impegnarsi in prima persona. Cinque anni fa non era così».
In Campania si sta chiudendo un’esperienza amministrativa oppure un’intera stagione politica?
«Per me quella stagione è già finita. È evidente che il “campo largo” sia diventato il camposanto politico di De Luca».
Quale valore avrebbe, per la Campania, una filiera istituzionale tra Regione e governo centrale?
«De Luca ha usato le istituzioni per contrapporsi al governo centrale, con vantaggi personali mediatici a danno della Campania. Noi abbiamo un approccio opposto: l’interesse delle comunità viene prima di tutto. Lo dimostrano gli investimenti del governo Meloni: da Bagnoli all’America’s Cup, dai fondi di coesione al Pnrr. Solo a Salerno, in tre anni, oltre un miliardo di euro. Nemmeno con i governi di centrosinistra era mai successo. Premesso questo, una filiera istituzionale sarebbe un’opportunità straordinaria per la tutti i territori della nostra regione».

