I vertici di Hamas e degli altri gruppi armati palestinesi sarebbero “vicini” ad accettare il piano di pace per la Striscia di Gaza messo a punto dal presidente statunitense Trump, piano reso pubblico nelle sue linee essenziali nella serata di lunedì (ora italiana).
A dare per possibile il raggiungimento di un’intesa, dopo il sofferto sì del premier israeliano Benjamin Netanyahu, le indiscrezioni rilanciate dall’emittente televisiva Sky News Arabia. Stando alle notizie che filtrano dalle fonti indicate da Hamas sarebbe arrivata la richiesta di chiarimenti su alcuni punti del piano Trump, richieste avanzate tramite i diplomatici qatarioti imepgnati a fare da tramite con Stati Uniti ed Israele. In particolare, stando a quanto riferito da Sky News Arabia, i vertici politici di Hamas hanno chiesto «ai mediatori del Qatar una serie di chiarimenti riguardo alla garanzia che la guerra non riprenda dopo che Netanyahu avrà ricevuto gli ostaggi israeliani, ai tempi per il ritiro delle forze armate israeliane dalla Striscia di Gaza, all’entità del ritiro e alla garanzia che i leader del movimento all’estero non saranno presi di mira in futuro».
Chiarimenti che dovrebbero arrivare a strettissimo giro, considerato che l’inquilino della Casa Bianca pare intenzionato a chiudere defintivamente – almeno dalla sua prospettiva – la questione di Gaza in tempi brevi. Del resto è stato lo stesso Trump, conversando con i giornalisti prima di prendere parte ad una riunione con il segretario alla Guerra Pete Hegseth, di aver concesso «tre o quattro giorni» al gruppo dirigente di Hamas per prendere una decisione definitiva in merito alla proposta di pace.
Piano che avrebbe subito alcune modifiche sostanziali, in senso favorevole ad Israele, a seguito dell’incontro tra Trump e Netanyahu, stando a quanto riferisce il sito d’informazione statunitense Axios, che dà conto anche del malumore che queste modifiche hanno suscitato in diversi Paesi arabi coinvolti nel tentativo di porre fine al conflitto nella Striscia di Gaza. In particolare il primo ministro israeliano avrebbe ottenuto tempi e condizioni più favorevoli per il ritiro dalla Striscia e, più di tutto, la possibilità di mantenere l’esercito all’interno di una fascia di sicurezza lungo i confini della Striscia «fino a quando Gaza non sarà adeguatamente sicura da qualsiasi minaccia terrorista residua». Tempo così indeterminato che potrebbe tradursi anche in una occupazione di lungo periodo, soluzione già adotatta in passato da Israele, ad esempio nel Libano meridionale.
Il “piano Trump”, articolato in venti punti, ha l’obiettivo finale, dopo quello subitaneo di porre fino ai combattimenti, di fare della Striscia una «zona libera dal terrorismo e deradicalizzata, che non rappresenta una minaccia per i suoi vicini».
La fine «immediata» dei combattimenti è prevista nel caso le parti accettino la proposta Usa. Entro 72 ore dovrà avvenire il rilascio degli ostaggi – vivi o morti – intanto la linea del fronte sarà «congelata fino a che non ci saranno le condizioni necessarie per un ritiro completo e graduale».
In cambio degli ostaggi il governo israeliano rilascerà «250 prigionieri che stanno scontando l’ergastolo, oltre a 1.700 palestinesi arrestati dopo il 7 ottobre 2023», mentre saranno liberati 15 palestinesi per ogni salma di ostaggi restituita.
Quanto al futuro della Striscia, il piano prevede che «Gaza sarà governata sotto la governance transitoria temporanea di un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, con la supervisione e la supervisione di un nuovo organismo internazionale di transizione, il ‘Board of Peace’, che sarà presieduto dal presidente Trump».
Previsto anche un piano di sviluppo economico, oltre ad un programma immediato di assistenza umanitaria e per la ricostruzione delle infrastrutture fondamentali.
La Striscia di Gaza non sarà occupata né annessa da Israele e per garantire la sicurezza sarà dispiegata una forza internazionale di pace. Amnistia per i membri di Hamas che accetteranno di deporre le armi, corridoio di uscita sicuro per chi non vorrà accettare l’esclusione del Movimento da ogni forma di governo di Gaza.

