All’associazione “Polo Sud” deve il suo riscatto dopo i tre mesi trascorsi al “Grand Hotel Poggioreale”, dal nome del libro che pubblicò per raccontare quell’esperienza che lo segnò tantissimo e da cui ne uscì da innocente dopo quindici anni di processo.
Amedeo Laboccetta, ex consigliere comunale di Napoli (ai tempi della reclusione a Poggioreale), già deputato missino e poi berlusconiano doc, adesso rilancia con la sua associazione il Comitato per il Si al referendum della giustizia, presentato ieri nella “Biblioteca Alfredo De Marsico” di Castel Capuano con il supporto di ex politici che, come lui, hanno dovuto fare i conti con la giustizia.
Il presidente del Comitato è l’ex ministro Ortensio Zecchino, che ha sottolineato la necessità di «garantire la terzietà del giudice», ricordando che l’idea dell’Alta Corte fu proposta da Pietro Calamandrei e ribadendo che il nuovo sistema disciplinare è «utile a spezzare le cordate correntizie».
Anche Zecchino finì al centro di un’inchiesta della procura di Benevento per ricettazione e riciclaggio, a causa della presunta provenienza illecita di alcuni volumi antichi dalla Biblioteca “Mancini” di Ariano Irpino, che Zecchino sosteneva fossero di sua proprietà ereditati e in prestito. L’inchiesta, iniziata nel 2019, è terminata nel 2022 con l’archiviazione.
Anche l’ex ministro Mario Landolfi ha ripercorso il suo caso giudiziario, citando il libro-inchiesta di Luca Maurelli sul suo coinvolgimento nell’inchiesta sul consorzio dei rifiuti di Caserta4 che costò la libertà all’ex potente sottosegretario Nicola Cosentino.
Landolfi fu assolto dall’accusa di collusione con la camorra ma fu condannato dalla Cassazione a due anni per corruzione.
Ritorna così al centro della scena politica Laboccetta, da cui era stato costretto ad allontanarsi dopo una seconda inchiesta che lo travolse: quella relativa all’amicizia con il re delle slot machine Francesco Corallo. Era il 13 dicembre 2016 quando fu portato nel carcere romano di Regina Coeli con l’accusa di aver fatto sparire per «ripulire» un pc dell’amico imprenditore, dove – secondo la procura – c’era la prova del riciclaggio dei proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on line e sulle video lottery. Laboccetta fu rimesso in libertà tre settimane dopo ed è stato assolto anche in appello.
Quale testimonial migliore dunque per una campagna referendaria che il centrodestra ritiene necessaria per garantire la giustizia e l’imparzialità dei giudici ai cittadini se non Laboccetta?

