Giunta Campania, la corsa (in slitta) contro il tempo

Babbo Natale o Befana. È ormai questo il calendario simbolico a cui guarda la politica campana per capire quando arriverà la giunta regionale di Roberto Fico. Il primo Consiglio è fissato per lunedì ventinove dicembre alle undici. La chiusura del cerchio prima di Natale, accarezzata nei giorni successivi alla proclamazione, resta un orizzonte che si allontana con il passare delle ore. E non solo per una questione di tempo. La strada tracciata dal governatore pentastellato è tutta in salita: restano fuori eletti campioni di voto e non eletti per un soffio di preferenze. È qui che entrano in gioco le commissioni consiliari: otto permanenti e quattro speciali, vero terreno di mediazione politica di una maggioranza ampia, plurale e tutt’altro che lineare. Fico, l’uomo su cui il livello nazionale ha puntato per aprire una nuova stagione e riportare la Regione dentro un perimetro chiaro di coalizione, sa bene che la Campania non è solo Napoli. Il capoluogo resta il baricentro storico e politico ma le province bussano forte. A Benevento la lista di Clemente Mastella ha sbaragliato la concorrenza. Ad Avellino il Pd locale è andato forte. A Salerno il quadro resta il più delicato: è il regno di Vincenzo De Luca e della sua civica A Testa Alta, che ha tutta l’intenzione di farsi pesare. Non è un caso che a Caserta, attraverso il consigliere regionale Gennaro Oliviero, sia partita la sfida più esplicita al Pd nazionale per il tramite della commissaria Camusso: avvio del tesseramento della civica e congresso annunciato per gennaio. Sul fronte giunta il nodo più complicato da sciogliere resta il no alla riconferma dell’uscente Fulvio Bonavitacola, deluchiano della prima ora. Il suo nome potrebbe però essere diventato terreno di rilancio. E di rialzo. Restano complicate anche le riconferme di Franco Picarone alla presidenza della commissione Bilancio e di Luca Cascone ai Trasporti. Fico potrebbe giocare di fino affidando la guida della commissione Sanità a un profilo vicino all’ex governatore, mantenendo però il controllo politico complessivo visto che la delega resterà in capo al presidente per i primi diciotto mesi. In pole ci sarebbe Corrado Matera, mister preferenze dem nel Salernitano, candidatura fortemente voluta e sostenuta da De Luca. E passiamo ai dem napoletani. Perché altro snodo decisivo è la presidenza del Consiglio regionale. In corsa Massimiliano Manfredi, fratello del sindaco di Napoli e garante del rinnovamento di Fico in Campania, eletto con oltre 30mila preferenze, quarto più votato in assoluto. In corso però ci sarebbe anche Petracca, primo degli eletti ad Avellino con oltre 25mila voti. Per la guida del gruppo dem il nome più accreditato resta Giorgio Zinno, forte di oltre 40mila preferenze, a meno che non gli venga assegnata una presidenza di commissione strategica. In quel caso potrebbe spuntarla Salvatore Madonna, oltre trentamila voti. Al Movimento Cinque Stelle, in base al numero di assessori, potrebbero andare due o tre incarichi di sottogoverno, con l’ex assessore al welfare del Comune di Napoli, Luca Trapanese in lizza per le Politiche sociali. Ad Avanti Campania spetterebbe una presidenza di commissione: Giovanni Mensorio, mister preferenze nella circoscrizione partenopeo della lista socialista, è tra i nomi più accreditati. Per l’esecutivo il nome forte resta Enzo Maraio: per il segretario nazionale socialista si parla di Turismo, delega già ricoperta a Salerno con De Luca sindaco. In Avs i Verdi – tramontata l’ipotesi dell’ex ministro Alfonso Pecroaro Scanio – spingono per Carlo Ceparano mentre Sinistra Italiana rivendica una commissione e continua a sostenere Tonino Scala per l’assessorato.

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