Prima tegola per Roberto Fico, che rischia di finire subito in fuorigioco con la nomina della giunta regionale. L’esecutivo di Palazzo Santa Lucia non si è ancora insediato ufficialmente, dopo il varo del 31 dicembre, eppure il governatore pentastellato si trova già a fare i conti con un passaggio delicato. Non politico ma amministrativo. Al centro c’è la posizione di Enzo Cuomo, indicato come assessore in quota Pd e dimessosi da sindaco di Portici lo stesso giorno dell’ingresso nella squadra del presidente. La questione è stata sollevata dalla Prefettura di Napoli, dopo aver preso atto di una nota del Ministero dell’Interno contenuta in una lettera urgente datata 2 gennaio (ieri) e inviata al segretario generale del Comune porticese. Un passaggio formale che ha acceso i riflettori sulla tempistica delle dimissioni e sui loro effetti giuridici. Proprio la tempistica delle dimissioni – rassegnate in concomitanza con la nomina nell’esecutivo regionale – apre un interrogativo tutt’altro che secondario. Quelle da primo cittadino, infatti, producono effetti solo dopo venti giorni dalla presentazione al Consiglio comunale, come stabilito dal Testo unico degli enti locali. Fino a quella data – il 20 gennaio – Cuomo resta formalmente sindaco. Un dettaglio che potrebbe incidere sulla validità stessa della nomina in giunta. Il punto non è la trasparenza del passaggio né la correttezza formale delle comunicazioni: nella dichiarazione allegata all’atto di nomina, Cuomo ha indicato la data delle dimissioni. Il nodo è tutto nella sequenza degli atti. Secondo l’interpretazione che filtra dagli uffici della Prefettura, per evitare qualsiasi rilievo la rinuncia alla carica di sindaco avrebbe dovuto precedere di almeno venti giorni l’ingresso in giunta regionale. Qui si innesta la distinzione giuridica più insidiosa. Se si trattasse di una semplice incompatibilità, la questione si risolverebbe automaticamente allo scadere del termine. Se invece venisse configurata una causa di inconferibilità, l’atto di nomina risulterebbe nullo e il presidente sarebbe costretto a tornare sui propri passi. Uno scenario che rischia di trasformarsi in un contenzioso con riflessi politici immediati. Anche perché Cuomo non è consigliere regionale ma assessore esterno: una circostanza che non chiarisce ma complica ulteriormente il quadro. Per dirimere il nodo potrebbe rendersi necessario un pronunciamento del ministero dell’Interno, chiamato a esprimere un parere sulla base della normativa e della giurisprudenza consolidata. Nel frattempo la giunta resta sospesa in una fase interlocutoria. Dopo che per vararla era già stato necessario oltre un mese.

