Due ore di colloquio. A Ginevra la seconda giornata del vertice russo-ucraino, con la mediazione statunitense, si è conclusa con ampio anticipo rispetto alle previsioni della vigilia. Soprattutto se si conseidera che la prima tornata di discussione, tenutasi martedì, ha impegnato le delegazioni – con incontri in formato sia bilaterale che trilaterale – per oltre sei ore, durante le quali sono stati affrontati alcuni dei passaggi più ostici in vista del raggiungimento di una base di intesa da utilizzare in vista della fine delle ostilità.
Alla brusca interruzione del vertice si sarebbe arrivati per decisione ucraina: il presidente Zelensky ha sottolineato che il confronto è stato «difficile», accusando inoltre la Russia di rallentare deliberatamente ogni progresso che possa portare ad un’intesa. Lo stesso Zelensky, tuttavia, ha sottolineato in un messaggio che «possiamo vedere che sono stati fatti dei progressi, ma per ora le posizioni divergono perché i negoziati sono stati difficili».
Sulla stessa linea la valutazione russa, affidata al consigliere presidenziale Vladimir Medinskij, secondo cui, a dispetto della distanza che ancora separa le due parti, i colloqui sono stati comunque costruttivi.
Secondo diverse fonti sarebbero stati passi avanti sulla possibilità di dispiegare sul campo – ad ostilità terminate – una forza americana con il compito di monitorare il cessate il fuoco. Da notare come, una volta ancora, non si faccia menzione del dispiegamento di una forza europea, come vorrebbero i Paesi che hanno dato vita alla coalizione dei “volenterosi”.
Nessun progresso, invece, su quelle che con tutta probabilità sono le questioni più ostiche sul tavolo: il controllo della regione del Donbass e della centrale nucleare di Zaporizhia. Punti su cui nessuno dei contendenti sembra intenzionato a cedere. Kiev vuole rientrare in possesso della centrale e non cedere il 20% del Donbass dove sono ancora schierate le sue truppe.
Resta alta, infine, la tensione tra Ucraina e Stati Uniti, con Zelensky che continua a denunciare come ingiuste le pressioni della Casa Bianca per arrivare alla fine del conflitto entro l’inizio dell’estate. Pressioni che Trump continua a rilanciare: «L’Ucraina – ha detto il presidente in un’intervista – dovrebbe sedersi al tavolo delle trattative il prima possibile. Questo è tutto ciò che vi dico».

