Gerd Müller, il “Bomber der Nation” che riscrisse la storia del gol

Nel pantheon dei più grandi attaccanti della storia del calcio, il nome di Gerd Müller occupa un posto d’onore. Soprannominato “Der Bomber” e “Bomber der Nation”, questo straordinario centravanti tedesco ha ridefinito l’arte del gol, lasciando un’eredità di numeri impressionanti e record che per decenni sono sembrati inarrivabili.
Nato il 3 novembre 1945 a Nördlingen, una piccola città della Baviera, Gerhard Müller crebbe in un’epoca di ricostruzione post-bellica. Le sue origini furono umili: figlio di un operaio, iniziò a giocare a calcio nelle giovanili del TSV Nördlingen, dove le sue doti realizzative emersero fin da subito. Tuttavia, il suo fisico tozzo e la statura non esattamente imponente (170 centimetri) lo facevano sembrare poco adatto agli standard estetici del calcio professionistico dell’epoca.
Fu il Bayern Monaco a scommettere su di lui nel 1964, quando il club militava ancora nella Regionalliga Süd, la seconda divisione tedesca. L’intuizione si rivelò geniale: Müller segnò 33 gol nella sua prima stagione, contribuendo in modo decisivo alla promozione del Bayern in Bundesliga. Era solo l’inizio di una carriera leggendaria.Con la maglia del Bayern Monaco, Müller costruì un impero di gol e trofei. Tra il 1964 e il 1979, il bomber bavarese vinse quattro campionati tedeschi, quattro Coppe di Germania e, soprattutto, tre Coppe dei Campioni consecutive dal 1974 al 1976. In quindici stagioni con il Bayern, Müller segnò l’astronomica cifra di 365 gol in 427 partite di Bundesliga, un record che rimase imbattuto fino al 2021, quando fu superato da Robert Lewandowski.
Ciò che rendeva Müller così letale era una combinazione unica di qualità: istinto predatorio nell’area di rigore, eccezionale senso della posizione, freddezza sotto porta e una capacità quasi soprannaturale di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Non era veloce, non era particolarmente tecnico nel senso convenzionale, ma possedeva un’intelligenza calcistica superiore e una determinazione feroce. I suoi movimenti sembravano semplici, ma erano il frutto di una comprensione profonda delle dinamiche del gioco.
La sua carriera in nazionale fu altrettanto gloriosa. Con la Germania Ovest, Müller disputò 62 partite segnando 68 gol, una media realizzativa straordinaria di 1,09 reti a partita. Il suo momento più alto arrivò nel 1974, quando la nazionale tedesca ospitò e vinse i Mondiali. Nella finale contro l’Olanda di Cruyff, fu proprio Müller a segnare il gol decisivo che regalò alla Germania il secondo titolo mondiale della sua storia.
Ma il suo capolavoro individuale era arrivato due anni prima, agli Europei del 1972 in Belgio. Müller dominò il torneo con prestazioni memorabili, segnando due gol nella finale contro l’Unione Sovietica e trascinando i tedeschi al trionfo. Quell’anno vinse anche il Pallone d’Oro, coronamento di una stagione in cui aveva segnato 85 gol complessivi tra club e nazionale.
Un altro record straordinario fu quello realizzato nel 1972: 40 gol in una singola stagione di Bundesliga, un primato che resistette per ben 49 anni prima di essere eguagliato e poi superato da Lewandowski. Ai Mondiali del 1970 in Messico, Müller vinì il titolo di capocannoniere con 10 reti, tra cui una tripletta memorabile nei quarti di finale contro l’Inghilterra.
Nel 1979, Müller lasciò il Bayern Monaco per trasferirsi negli Stati Uniti, al Fort Lauderdale Strikers della NASL, dove giocò fino al 1981 prima di ritirarsi definitivamente. Dopo il ritiro, la sua vita attraversò momenti difficili: lottò contro problemi di alcolismo che ne minarono la salute. Fu proprio il Bayern Monaco a tendergli una mano, offrendogli un ruolo come allenatore delle giovanili, posizione che mantenne per molti anni.
Gerd Müller si spense il 15 agosto 2021, all’età di 75 anni, dopo una lunga battaglia contro l’Alzheimer. La sua morte suscitò commozione nel mondo del calcio: Franz Beckenbauer, suo storico compagno, lo definì “il miglior attaccante mai esistito”. Il Bayern Monaco e la nazionale tedesca gli resero omaggio con messaggi toccanti, riconoscendo il debito verso un uomo che aveva contribuito a scrivere le pagine più gloriose della loro storia.
Il lascito di Müller va oltre i numeri, per quanto impressionanti. Ha incarnato un modello di attaccante diverso, dimostrando che l’efficacia conta più dell’estetica. La sua eredità vive nei bomber moderni che privilegiano il risultato alla spettacolarità, che studiano gli spazi nell’area piccola e che fanno della concretezza la loro arma principale.
Der Bomber rimane, a buon diritto, una leggenda immortale del calcio mondiale.

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