Gaza, la guerra “segreta” tra Hamas e collaborazionisti

All’ombra di una fragile tregua – il cessate il fuoco imposto da Trump – nella Striscia di Gaza si sta combattendo una guerra silenziosa quanto implacabile: quella tra Hamas ed i clan palestinesi che hanno scelto in questi due anni di collaborare con Israele. Prima perché costretti – in maggioranza – poi perché “conquistati” dai vantaggi prospettati dagli israeliani: accesso ai rifornimenti e controllo della loro distribuzione, armi, di fatto gestione del territorio. Tutto in cambio di una collaborazione che si è concretizzata in un’azione di fiancheggiamento militare: dalla ricognizione sul terreno, all’indicazione di bersagli, allo spionaggio.
Una sfida aperta al governo di Hamas, che dall’entrata in vigore del cessate il fuoco ha dato vita ad una vera e propria caccia ai collaborazionisti, con tanto di esecuzioni in piazza. Ma queste “purghe” sono solo l’inizio di un conflitto più ampio: i gruppi collaborazionisti si rafforzano nei territori oltre la linea gialla – il confine che divide la Striscia nell’area sotto controllo palestinese e quella sotto controllo dell’esercito israeliano -, ricevendo armi e vedendo l’avvio della ricostruzione dei propri villaggi. Secondo alcuni osservatori in questa parte della Striscia di Gaza sta nascendo una sorta di Palestina “collaborazionista” – qualcunol’ha definita una sorta di Vichy in salsa mediorientale – utile, nei disegni di Tel Aviv, a costruire un futuro in cui a Gaza Hamas non solo è disarmato, ma anche privato di ogni rilevanza socio-politica.
Scenario che, ovviamente, rende più dura la reazione di Hamas. Un conflitto interpalestinese che rischia di estendersi anche alla Cisgiordania, contesto di per sé già ben più frammentato sotto il profilo politico – e militare – della Striscia di Gaza.

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