fuga dalla guerra: ad ottobre oltre 21mila disertori tra gli ucraini

La battaglia per Pokrovsk, uno dei capisaldi difensivi ucraini in Donbass, sembra avviarsi ormai a conclusione: anche fonti ufficiali ucraine ammettono che i russi sono riusciti a consolidare la propria presenza in buona parte della città, mentre molti osservatori indicano come i combattimenti si svolgano ormai alla periferia settentrionale, anche se sacche di resistenza ucraina sono ancora presenti in alcuni quartieri del centro.
Nelle ultime ore ha avuto ampia diffusione un filmato che mostra una colonna russa entrare in città, segno che le linee logistiche provenienti da sud sono consolidate, consentendo di rifornire le truppe che combattono nell’area urbana. Certamente superiori ai “300 russi” ammessi dagli ucraini. L’esercito russo, anzi, è riuscito ad allestire a Pokrovsk diverse postazioni di mortai e reparti di droni, colpendo duramente le già provate linee logistiche ucraine.
Benché non vi sia un vero e proprio accerchiamento delle forze ucraine che combattono nel saliente di Pokrovsk – Mirnograd, le due ali della tenaglia russa distano tra loro poco più di un chilometro, di conseguenza ogni tentativo ucraino di entrare o uscire dal saliente attira il fuco nemico, con un pesante pedaggio in uomini e mezzi.
Ancora più preoccupante della situazione sul campo – gravissima di per sé – sono però le sue cause, almeno secondo i dati riportati dal quotidiano britannico Financial Times: l’esercito ucraino sarebbe in grado di schierare a difesa del fronte orientale solo dai 4 ai 7 fanti per chilometro, con ampie aree sorvegliate solo da droni. Una “densità” – si fa per dire – che rende difficilissima la difesa, anche tenendo presente che in alcuni settori i numeri sono certamente più corposi.
Che la scarsità di uomini fosse il problema principale dell’esercito ucraino era dato noto da tempo – a dispetto di quanti ritengono che la chiave della guerra sia nel fornire più armi a Kiev – ma la situazione negli ultimi mesi sembra precipitata. Nel solo mese di ottobre oltre 21mila soldati ucraini hanno disertato, secondo i dati della procura militare, un dato che sarebbe sottostimato, considerato che non tutti i casi di abbandono ingiustificato dei reparti vengono segnalati alle superiori autorità militari.
Molti battaglioni ucraini hanno una forza che oscilla tra il 30 ed il 50% di quella teorica, con uomini costretti a lunghi turni in prima linea. Facile immaginare quale possa essere la resa sul campo di unità così provate, anche se è bene sottolineare che la grave crisi vissuta dall’esercito ucraino non abbia ancora portato ad alcun crollo interno, anche se il morale non è certo ai livelli più alti.
Intanto anche dal settore di Kupyansk le notizie che arrivano non sono delle migliori per Kiev: a dispetto dei contrattacchi lanciati nel corso delle ultime due settimane, gli ucraini non sono riusciti a tagliare la linea di avanzata russa e ad impedire nuovi progressi nella conquista della città. La caduta di Kupyansk potrebbe tagliare ogni via di ritirata per le forze di Kiev schierate ad est del fiume Oskil: i ponti che lo attraversano sono stati distrutti dall’aviazione russa, che continua a colpire sistematicamente tutti gli attraversamenti realizzati dal genio ucraino. Anche in questo caso, come a Pokrovsk, la linea del comando ucraino sembra essere quella della resistenza ad oltranza, con una motivazione più politica che militare. Ed estremamente costosa sotto il profilo delle perdite.

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