Franz Beckenbauer, il Kaiser che ha rivoluzionato il calcio

Franz Anton Beckenbauer non è stato semplicemente un calciatore: è stato un’icona, un rivoluzionario, un leader nato che ha ridefinito il modo di intendere il calcio. Soprannominato “Der Kaiser” (L’Imperatore), Beckenbauer ha dominato il panorama calcistico mondiale per oltre due decenni, prima come giocatore e poi come allenatore, lasciando un’eredità che continua a influenzare il gioco ancora oggi.Nato l’11 settembre 1945 a Monaco di Baviera, pochi mesi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Beckenbauer crebbe in una Germania divisa e ancora ferita dal conflitto.
La sua passione per il calcio emerse presto, e nel 1959, all’età di quattordici anni, entrò nelle giovanili del Bayern Monaco, il club che sarebbe diventato inseparabile dalla sua leggenda. In quegli anni il Bayern militava ancora nelle serie minori del calcio tedesco, ma il giovane Franz intuiva già il potenziale di quella squadra.Il debutto in prima squadra arrivò nel 1964, e da quel momento iniziò un’ascesa inarrestabile.
Beckenbauer non era il classico difensore del suo tempo: rifiutava il marcamento rigido e preferiva impostare il gioco dalla difesa, anticipando un calcio moderno e fluido. Fu proprio lui a perfezionare il ruolo del “libero”, quel difensore centrale svincolato da compiti di marcatura, libero di leggere il gioco e di trasformarsi all’occorrenza in un regista arretrato. La sua eleganza nel controllo di palla, la visione di gioco straordinaria e la capacità di guidare i compagni lo resero unico.Con il Bayern Monaco, Beckenbauer costruì una dinastia. Tra il 1967 e il 1976, il club bavarese vinse quattro Bundesliga e conquistò tre Coppe dei Campioni consecutive (1974, 1975, 1976), un’impresa che all’epoca riuscì soltanto al Real Madrid di Di Stéfano. Il Kaiser era il cervello e il cuore di quella squadra, affiancato da campioni come Gerd Müller e Sepp Maier, formando un trio che avrebbe dominato il calcio europeo.Ma è con la nazionale tedesca che Beckenbauer raggiunse l’immortalità. Nel 1966, appena ventenne, fu protagonista della finale del Mondiale in Inghilterra, persa contro i padroni di casa in circostanze controverse. Quella sconfitta bruciò profondamente, ma otto anni dopo arrivò la rivincita più dolce.
Nel 1974, la Germania Ovest ospitò il Mondiale e Beckenbauer, ormai capitano e leader indiscusso, guidò la Mannschaft alla vittoria finale contro l’Olanda di Cruijff. Quella squadra tedesca era l’espressione perfetta del calcio totale europeo: disciplinata, tattica, ma anche capace di grande spettacolo.Due anni prima, nel 1972, Beckenbauer aveva già alzato il trofeo degli Europei, dominando una finale memorabile contro l’Unione Sovietica. Il suo palmarès individuale è altrettanto impressionante: due Palloni d’Oro (1972 e 1976) certificarono il suo status di miglior giocatore al mondo. Nel 1977, a trentun anni e all’apice della carriera, fece una scelta sorprendente: lasciò il Bayern per trasferirsi al New York Cosmos nella North American Soccer League, dove giocò accanto a Pelé. Quella esperienza americana, all’epoca considerata quasi una scelta da fine carriera, contribuì enormemente alla diffusione del calcio negli Stati Uniti.Dopo una breve parentesi all’Amburgo al ritorno in Europa, Beckenbauer appese le scarpe al chiodo nel 1983. Ma il suo legame con il calcio era destinato a continuare.
Nel 1984 accettò la panchina della nazionale tedesca, nonostante non avesse il patentino da allenatore. I risultati gli diedero ragione: nel 1986 condusse la Germania alla finale mondiale in Messico, persa contro l’Argentina di Maradona, e quattro anni dopo conquistò il Mondiale in Italia, battendo proprio l’Argentina in finale. Beckenbauer divenne così il primo uomo nella storia a vincere la Coppa del Mondo sia da giocatore che da allenatore, un’impresa replicata successivamente solo da Didier Deschamps.Come dirigente, continuò a lasciare il segno: fu presidente del Bayern Monaco e soprattutto presidente del comitato organizzatore dei Mondiali 2006 in Germania, considerati tra i meglio organizzati della storia. La sua capacità diplomatica e il suo carisma furono fondamentali per il successo di quell’evento, che riavvicinò il mondo al calcio tedesco e mostrò un nuovo volto della Germania.
La vita privata di Beckenbauer non fu esente da momenti difficili: la perdita di due figli e alcune controversie legate agli aspetti finanziari dell’assegnazione del Mondiale 2006 offuscarono gli ultimi anni.
Tuttavia, nulla può scalfire l’eredità calcistica del Kaiser, scomparso il 7 gennaio 2024 all’età di settantotto anni.Franz Beckenbauer non ha solo vinto tutto: ha cambiato il modo di giocare a calcio, ha dimostrato che un difensore può essere l’anima creativa di una squadra, ha incarnato l’eccellenza tedesca unendo rigore e classe.
Il suo soprannome, “Kaiser”, non fu mai una semplice etichetta, ma il riconoscimento di una regalità autentica sul campo da gioco.

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