Fincantieri, urgenti investimenti sul sito di Castellammare

Bene il nuovo piano industriale presentato presentato dall’amministratore delegato di Fincantieri Perroberto Folgiero – piano che prevede investimenti per 50 miliardi di euro nei prossimi cinque anni -, ma in questo contesto è indispensabile mettere a punto un programma d’intervento finalizzato all’adeguamento degli storici cantieri di Castellammare di Stabia. Questa la richiesta avanzata dai sindacati, preoccupati che il sito campano possa essere marginalizzato nella strategia complessiva del gruppo, a dispetto della sua centralità nei piani di rinnovamento della flotta della Marina Militare Italiana.
«Il sito Fincantieri di Castellammare di Stabia non può più attendere – scrivono in una nota il segretario generale della Fim di Napoli, Biagio Trapani, ed il segretario provinciale del sindacato, Aniello Di Maio -, il tempo dei rinvii è finito. Servono investimenti certi e decisioni immediate per mettere il sito stabiese al centro del piano industriale».
Dal sindacato arriva, in particolare, la richiesta di procedere alla realizzazione di quegli “interventi infrastrutturali portuali urgenti” troppo a lungo rimandati, a causa vuoi della lentezza di alcune delle istituzioni coinvolte in questo processo, vuoi per l’incertezza sul futuro dei cantieri che ha aleggiato a lungo sul sito di Castellammare. Lentezze e ritardi che, sommandosi, hanno contribuito a provocare sensibili danni al sito ed al territorio che lo ospita.
Gli investimenti e l’aumento della produzione previsti dal piano industriale di Fincantieri non potranno realizzarsi, a giudizio del sindacato, «senza un deciso e immediato rafforzamento delle infrastrutture produttive nazionali. In questo scenario, il cantiere di Castellammare di Stabia rappresenta un asset strategico irrinunciabile per il sistema industriale della Difesa e per l’intero comparto navalmeccanico italiano».
In particolare sarà fondamentale affrontare in maniera costruttiva la questione del Piano Regolatore Portuale. «Il Piano – sottolineano Trapani e Di Maio – necessariamente include il ribaltamento a mare del cantiere: un intervento strategico da circa 400 milioni di euro, capace di ampliare gli spazi produttivi e liberare lo specchio d’acqua antistante il porto. Su questo progetto servono chiarezza, tempi certi e soprattutto l’individuazione delle fonti di finanziamento, chiamando in causa Governo, Regione e azienda per le rispettive responsabilità».

Torna in alto