Gerardo Ferrentino, capitano dell’Arma dei Carabinieri arruolato nel 1987 e oggi comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Solofra, porta nella sfida elettorale l’esperienza di una vita trascorsa tra disciplina, territorio e impegno civile e culturale. Alla missione istituzionale ha sempre affiancato un percorso nel volontariato ambientale come coordinatore regionale dell’Anta (Associazione per la tutela dell’ambiente) e responsabile nazionale delle Guardie Ambientali Volontarie. È anche Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Ora ha deciso di mettere la sua esperienza al servizio della politica candidandosi alle elezioni regionali con Noi Moderati. «Ognuno di noi» sottolinea Ferrentino «ha una missione nella vita: vivere non solo per se stesso ma anche per gli altri, soprattutto per chi è più in difficoltà. È questo senso di responsabilità che mi ha spinto a mettermi in gioco in prima persona».
Perché ha scelto di farlo con Noi Moderati?
«Ho scelto Noi Moderati perché rappresenta il vero centro, una casa aperta a tutti. È un partito che valorizza i principi su cui si fonda la nostra società: famiglia, lavoro, solidarietà, radicati nell’educazione e tradizione cristiana. Valori che sento miei e che oggi vanno difesi e rilanciati con forza».
Da coordinatore ANTA e responsabile nazionale delle Guardie Ambientali Volontarie conosce da vicino i problemi del territorio. Qual è oggi, secondo lei, la vera emergenza ambientale in Campania?
«Il mio lavoro, unito all’esperienza di coordinatore regionale di un’associazione ambientalista e di esperto del ministero dell’Ambiente per l’area marina protetta “Regno di Nettuno” (Ischia, Procida e Vivara), mi ha messo a contatto con molte realtà. La vera emergenza resta la “Terra dei Fuochi”. Ma ci sono diffusi fenomeni di abusivismo, discariche illegali, scarso decoro urbano. Credo che oltre alla repressione serva una grande opera di sensibilizzazione. Educare alla cura del territorio è la prima forma di legalità».
“Una Campania che cresce” è il filo conduttore del suo programma. In che modo sviluppo economico e tutela ambientale possono convivere senza conflitti?
«Si può crescere rispettando l’ambiente se si parte dai territori interni. Penso all’alto e al basso Cilento, alle aree costiere più periferiche. Dobbiamo favorire micro-imprese legate all’artigianato locale, all’agricoltura, all’allevamento, al turismo verde e ittico-venatorio. In questo modo si offrono ai giovani opportunità reali per restare nella propria terra».
La sanità è tra le sue priorità. Dove ritiene che la Regione abbia fallito e quali correttivi proporrebbe per rendere il sistema più efficiente e accessibile?
«I dati parlano chiaro: la Campania non riesce a garantire un servizio sanitario equo. Le liste d’attesa sono interminabili e troppi pazienti sono costretti a curarsi fuori regione. Il vero punto debole è l’emergenza: pronto soccorso depotenziati, tempi di intervento del 118 troppo lunghi, soprattutto nelle aree interne. Lo dico anche per esperienza personale: ho soccorso un uomo colpito da infarto e l’ambulanza è arrivata dopo 50 minuti senza personale medico a bordo. La Regione ha concentrato le specialità nelle grandi città trascurando i paesi periferici. Serve un piano di riequilibrio e una rete d’emergenza più efficiente».
Lei parla spesso di giovani e opportunità concrete. Cosa serve davvero per evitare che i ragazzi continuino a lasciare la Campania?
«La fuga dei giovani è una ferita che riguarda tutti noi. È un impoverimento umano e produttivo. Bisogna valorizzare – ripeto – le vocazioni territoriali: agricoltura, artigianato, turismo, beni culturali. La Campania possiede un patrimonio naturale e storico straordinario ma non lo trasforma in lavoro. Servono incentivi mirati e una strategia che colleghi istruzione, impresa e territorio. Solo così i nostri figli potranno restare o tornare».
Da capitano dei Carabinieri porta con sé un’esperienza diretta nel campo della sicurezza e della legalità. Qual è la sua idea da questo punto di vista per una Regione più vivibile e giusta?
«La sicurezza è anche una questione regionale. Si può agire, ad esempio, finanziando sistemi di videosorveglianza interconnessi con le forze dell’ordine e potenziando la polizia locale, che in molti piccoli comuni è ridotta all’osso. Bisogna inoltre investire in edilizia pubblica destinata alle forze dell’ordine per favorire la loro permanenza nei territori più esposti alla criminalità. La sicurezza nasce dalla presenza dello Stato ma anche dal senso civico dei cittadini».

