cernobbio, scintille tra Vannacci e Monti: due mondi opposti sul palco del Forum

L’ex premier affonda con ironia e durezza: «Combatterò la sua retorica fascista»

CERNOBBIO – Il faccia a faccia tra Roberto Vannacci e Mario Monti al Forum di Cernobbio mantiene tutte le promesse della vigilia: un confronto tra due mondi lontanissimi, due linguaggi incompatibili, due modi opposti di intendere politica, istituzioni e comunicazione. Il contesto – Villa d’Este, platea di imprenditori, economisti, manager – è terreno naturale per Monti, molto meno per il generale, che vive il debutto con un misto di emozione e prudenza. Il leader di Fronte Nazionale appare inizialmente impacciato. Indugia sul paragone tra il suo primo lancio con il paracadute e l’ingresso davanti al gotha dell’impresa italiana, ammette l’apprensione per l’appuntamento di Cernobbio, poi si affida alla lettura rigorosa del testo preparato per l’occasione. Un intervento lineare, prevedibile, che la platea aveva già messo in conto. Il suo messaggio ruota attorno all’Europa come «campione di regole» ma affetta da una «strategia schizofrenica» sull’Ucraina, e ai riferimenti al pensiero del professor Lorenzo Gasperini, ispiratore della piattaforma politica vannacciana. Non manca la parte più controversa: la teoria della ritorsione sessuale per i giovani vaccinati, che Monti non lascia cadere. Molto più sciolto Monti, che si muove da padrone di casa e rispolvera una vis polemica che non ha mai smesso di possedere. Il suo intervento è un contrattacco frontale: «Combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo», afferma, tra mormorii e sguardi complici della platea. Poi affonda su altri punti del programma di Vannacci, che a suo giudizio «in molti passaggi viola la Costituzione» e porterebbe l’Italia «fuori dall’Europa». Non manca l’ironia sulle “curiosità personali” sollevate dalle teorie di Gasperini, che Monti definisce «inquietanti e grottesche». Se l’intervento di Vannacci era atteso e prevedibile, quello di Monti sorprende per la durezza e la precisione chirurgica. Nei corridoi di Villa d’Este, tra imprenditori e manager, circola una sintesi che fotografa l’atmosfera: «Il professore ha messo al suo posto il generale». Un giudizio che riflette la percezione di un confronto sbilanciato, dove l’esperienza accademica e istituzionale di Monti ha prevalso sulla retorica identitaria del generale. Il confronto di Cernobbio non chiude nulla, ma apre un fronte politico e culturale che accompagnerà i prossimi mesi: da un lato la proposta radicale e identitaria di Vannacci, dall’altro la difesa dell’impianto europeo e costituzionale incarnata da Monti. Due visioni che difficilmente troveranno un punto di contatto.

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