Energia russa per la Cina

A margine del 25° vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai Russia e Cina hanno rinsaldato ulteriormente il proprio legame in campo energetico, con Mosca che ha trovato nel mercato cinese l’alternativa a quello europeo – precluso dalle sanzioni volute dalla Ue dopo lo scoppio della guerra in Ucraina – e Pechino che ha nel petrolio e nel gas russo una più economica fonte per alimentare il proprio comparto industriale.

Quattro gli accordi sottoscritti tra la russa Gazprom e la China National Petroleum Corporation, il principale è quello relativo alla costruzione del Power of Siberia 2, il gasdotto destinato a rifornire Pechino di metano proveniente dai giacimenti artici russi. La linea attraverserà la Mongolia, che potrà così beneficiare dei diritti di transito. L’obiettivo è trasportare miliardi di metri cubi di gas all’anno, sulla base di un accordo dalla durata trentennale.

Da Gazprom è anche arrivata via libera alla richiesta cinese di aumentare le forniture che arrivano in Cina attraverso il Power of Siberia, passando dagli attuali 38 a 44 miliardi di metri cubi. Considerando anche gli altri canali di approvvigionamento le forniture complessive di gas russo dovrebbero passare, già quest’anno, da 48 a 56 miliardi di metri cubi.

Le stime prevedono che con il Power of Siberia 2 operativo le forniture russe di gas alla Cina sarà pari a 106 miliardi di metri cubi. Solo il mercato cinese, dunque, assorbirà quasi completamente i flussi di gas che prima del conflitto in Ucraina rifornivano i Paesi dell’Unione Europea, pari a circa 150 milioni di metri cubi. A questo proposito è bene non dimenticare che Ungheria e Slovacchia continuano ad acquistare gas dalla Russia, come testimoniano le crescenti tensioni con Kiev che più volte, nelle ultime settimane, ha colpito il gasdotto che rifornisce le due nazioni centroeuropee interrompendo il flusso.

Accanto agli acquisti cinesi, poi, non vanno dimenticati quelli indiani di petrolio e gas. Acquisti che continuano a dispetto delle pressioni politico-diplomatiche e dei dazi imposti dagli Stati Uniti. L’india ha finora respinto al mittente le richieste di interrompere le forniture energetiche russe, ribadendo il proprio diritto a tutelare gli interessi nazionali attraverso l’acquisto di gas e petrolio alle migliori condizioni di mercato.

C’è infine il capitolo degli acquisti fatti dagli stessi europei, in particolare di petrolio: acquisto frutto di triangolazioni che finiscono per “diluire” l’origine russa degli idrocarburi in questione. Questa, tuttavia, è una storia che investe più che il piano economico, quello dell’ipocrisia “made in Ue”.

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