Edilizia residenziale pubblica, in affanno le città meridionali

Il tema del disagio abitativo è raramente presente nel dibattito pubblico, anche se negli ultimi anni ha assunto dimensioni a dir poco preoccupanti. Evidente il collegamento con l’aumento della povertà – relativa o assoluta – registrato in Italia: se da un lato avere un reddito basso o addirittura nessun reddito non consente di soddisfare adeguatamente le necessità abitative di una famiglia, dall’altro il caro affitti gioca sempre più un ruolo determinante nel sospingere i nuclei familiari in difficoltà sotto la soglia della povertà.
Una risposta possibile sarebbe quella di incentivare il ricorso all’Edilizia Residenziale Pubblica – finanziata tramite risorse pubbliche e si rivolge ad una fascia reddituale compresa nei 20mila euro di reddito all’anno – e all’Edilizia Residenziale Sociale – di inziativa privata e rivolta ad una fascia di reddito fino a 50mila euro -.
Peccato che l’Italia non brilli particolarmente in questo campo: ad oggi sono circa 900mila gli alloggi Erp – di cui 780 mila di proprietà delle aziende regionali e 220 mila di proprietà dei comuni – pari a circa il 2,6% dello stock abitativo italiano. Di queste 900mila abitazioni circa 100mila – secondo i dati riportati nel rapporto Svimez 2025 – sono vuote per mancata manutenzione e/o assegnazione.
Ad oggi, si legge nel rapporto Svimez, «sono presenti oltre 650mila famiglie nelle graduatorie comunali per l’accesso ad una casa popolare (almeno 1,4 milioni di persone). Annualmente vengono emesse almeno 40mila sentenze di sfratto che coinvolgono almeno 120mila persone (con almeno 30mila minori) ed eseguiti con la forza pubblica tra i 25mila e i 30mila sfratti, che vedono coinvolti almeno 15mila minori».
Anche in questo campo, purtroppo, è evidente la doppia velocità con cui viaggia il Paese, con il Mezzogiorno in affanno anche nel campo dell’edilizia residenziale pubblica.
Lo conferma la fotografia della situazione relativa alla consistenza del patrimonio edilizio pubblico nelle aree metropolitane. I dati evidenziano «a livello territoriale, una maggiore presenza, sia pur sempre piuttosto contenuta, degli alloggi ERS nelle aree metropolitane del Centro-Nord», come si legge nell’ultima edizione del rapporto Svimez. Se le città metropolitane del Centro-Nord veleggiano su una percentuale del 3% – con Milano e Torino al 3,4% e Roma al 3,3% in cima alla classifica – le realtà meridionali sono attestate su livelli decisamente più bassi. Con l’unica eccezione di Napoli, dove il patrimonio edilizio pubblico raggiunge quota 3%. Maglia nera Reggio Calabria, dove si arriva solo all’1,3%.

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