Derby d’altri tempi tra striscioni irriverenti e scenografie epiche

Quando il calcio e la dimensione tifo erano ancora liberi da catene finanziarie, diritti tv, regole cervellotiche e divieti senza senso, c’era davvero il derby.
Oggi le curve intonano “Odio eterno al calcio moderno” e non hanno tutti i torti. Anzi. Ci sarebbe da discutere per settimane sulle anomalie di un calcio “dopato” dal mondo del business ad ogni costo. Accade in giro per il mondo e ovviamente anche a Salerno, dove la rivalità con Cava de’ Tirreni – risalente ad epoca medioevale per questioni politiche, di prestigio e di territorio conteso – è tornata d’attualità. Le due squadre si sono ritrovate nello stesso girone meridionale della serie C e oggi allo stadio Arechi – nonostante l’assenza della tifoseria metelliana (cui è stato negato il sacrosanto diritto di poter seguire la propria squadra) si celebrerà di nuovo il derby tra granata e blufoncè.
Il sapore è antico, come antico è il folklore che accompagna tale sfida. Dal medioevo ad andare avanti la contesa è sempre stata al centro del dibattito tra salernitani e cavesi. E quando è arrivato il gioco del calcio – grazie ai marinai inglesi sbarcati al porto di Salerno a fine ‘800 – dai tavoli del potere politico il duello ha traslocato verso i campi in erba. La storia ci racconta che la prima sfida tra una squadra salernitana ed una cavese – se per squadra intendiamo una formazione militante nei tornei provinciali del tempo e non semplici team amatoriali – risale al 14 giugno 1914 quando l’allora Salerno Football Club (fondato da Donato Vestuti) sconfisse per 3-0 il Cava Football Club in un’amichevole ad Eboli, in occasione della festa patronale (come nella foto in alto nella pagina). Poi arrivò il 1919 anno di fondazione per entrambi i sodalizi e da quel momento in poi il derby Salernitana-Cavese ha rappresentato un appuntamento fisso per decenni. Derby non solo in campo ovviamente, ma soprattutto sulle gradinate dove granata e blufoncè hanno fatto di tutto per sfottersi a vicenda con striscioni, cori e scenografie. Di gare passate alla storia da questo punto di vista ve ne sono tante: dal derby al Simonetta Lamberti quando un tifoso granata entrò in campo per schiaffeggiare il portiere cavese al corteo funebre organizzato dai supporters granata per l’arrivo della squadra metelliana. E come non ricordare la scenografia della curva nuova del Vestuti quando nella stagione 1985/86, in occasione del derby, organizzò la prima scenografia in Italia con i cartoncini colorati che componevano la scritta: “Vinci per noi”. E ancora gli striscioni politicamente scorretti che oggi sarebbero passibili di pene detentive esemplari, come quello ricordato da Adolfo Gravagnuolo dei Patnhers Granata, scritto in latino (il primo in Italia) e che recitava: “Cava delenda est”. E tanti altri ancora, da una parte e dall’altra, con i tifosi cavesi a rimarcare quel “pisciaiuoli” ad ogni occasione. Quella era goliardia, portata all’estremo, ma pur sempre goliardia e folklore. Oggi tutto è cambiato e all’Arechi oggi non ci saranno nemmeno i tifosi ospiti. Che peccato. Sarebbe stata l’occasione per tornare indietro nel tempo e ritrovare quella dimensione libera del gioco del calcio.

Torna in alto