Lo sport lo ha attraversato in ogni sua dimensione: l’adrenalina dell’agonismo, il rigore del fischietto internazionale, la responsabilità del dirigente. Renato Del Mastro, da quasi un anno delegato provinciale del Coni Salerno, è entrato in punta di piedi ma con idee chiare, subentrando nell’aprile 2025 a Paola Berardino, oggi nella Giunta Regionale del Coni. Un incarico prestigioso e delicato, in un territorio dove lo sport è passione diffusa ma infrastrutture e programmazione restano il vero tallone d’Achille.
Delegato Del Mastro, a quasi un anno dal suo insediamento, che bilancio traccia del suo primo mandato alla guida del Coni provinciale?
«Ho ereditato una situazione tranquilla, Paola Berardino ha svolto un ottimo lavoro e le va riconosciuto. Il mio primo obiettivo è stato garantire continuità e presenza sul territorio. La Giornata Nazionale dello Sport del 15 giugno è stata organizzata in tempi record, un segnale importante per riaffermare il ruolo del Coni in provincia.
A dicembre abbiamo consegnato le onorificenze del Coni e a marzo 2026 consegneremo le benemerenze provinciali: sono momenti simbolici ma fondamentali per accendere i riflettori sul movimento sportivo locale. Il 7 giugno 2026 tornerà la Giornata Nazionale dello Sport. Inoltre stiamo lavorando a iniziative con l’Università e con l’Ordine dei Medici. Vorremmo anche ripristinare l’incontro con la stampa sportiva.
Ci stiamo preparando a collaborare con Agropoli in vista del 2027, anno in cui sarà Comune Europeo dello Sport: vogliamo organizzare eventi di livello e dare visibilità al territorio».
Il tema strutture sportive resta una ferita aperta. Che fotografia restituisce oggi la provincia di Salerno?
«La situazione è latente, ma in molti casi drammatica. Stiamo cercando di sensibilizzare le amministrazioni comunali: servono strutture nuove o, quantomeno, prendere in considerazione l’ipotesi di affidare la gestione alle associazioni sportive. La situazione più critica è a Salerno città. Anche a sud ci sono tante criticità: al Palasele piove dentro. Il problema è sempre lo stesso: manutenzione e programmazione.
I comuni non sanno gestire gli impianti ma spesso non vogliono nemmeno affidarne la gestione. Ci sono anche esempi positivi, come Torchiara con un bel palazzetto, o la piscina a Torraca. Agropoli, in vista del 2027, ha gli impianti per gestire al meglio l’evento. Ma nel complesso manca una visione strategica».
Lei ha vissuto lo sport per oltre mezzo secolo. È cambiato qualcosa rispetto al passato?
«Cinquant’anni fa iniziai a fare scherma alla Nedo Nadi e già si parlava del Palazzetto dello Sport a Salerno. Siamo nel 2026 e ancora non esiste.
Il PalaPalumbo rappresentava un mito di efficienza, frutto della collaborazione tra Coni e Forze Armate, ma oggi anche lì sono emersi dei problemi. Un segnale preoccupante».
In queste condizioni, grandi eventi sportivi sembrano un sogno irraggiungibile. È così?
«Purtroppo sì. Grandi meeting ed eventi internazionali restano chimere. L’atletica di livello si può fare solo ad Agropoli o al San Francesco, il Vestuti è in una situazione indecente.
Senza impianti moderni e funzionali non puoi competere per ospitare eventi di rilievo».
Capitolo stadio Arechi e candidatura agli Europei 2032: che scenario vede?
«Sull’Arechi, fino ad ora è stata demolita una rampa di scale in curva nord. Se pensiamo che dal momento dell’inaugurazione dell’impianto non è mai stato fatto il collaudo, il quadro è emblematico.
Per Euro 2032 bisogna essere realistici: Napoli ha storia, tradizione ed è il capoluogo di regione, il Maradona è quasi pronto. È normale che rientri tra le città prescelte».
Eppure, la provincia di Salerno continua a produrre risultati di prestigio a livello nazionale e internazionale. Come lo spiega?
«Vi prego di rimarcarlo: se Salerno è ancora presente nel panorama nazionale e internazionale è solo grazie all’impegno degli atleti, dei dirigenti e delle società sportive.
Sono sacrifici enormi degli attori dello sport, non certo merito delle istituzioni. Questo va detto con chiarezza».
Un Coni tra passione e battaglia culturale.
Renato Del Mastro non usa giri di parole. Il suo è un racconto lucido, quasi impietoso, ma intriso di passione autentica. La provincia di Salerno, ricca di talenti e tradizione, continua a reggersi sul volontariato, sulla dedizione e sulla resilienza di dirigenti e atleti.
La sfida del delegato Coni è culturale prima ancora che amministrativa: trasformare l’eroismo quotidiano in sistema, la passione in programmazione, i sacrifici in politiche strutturali.

