De Luca sui lavori all’Arechi: «L’Europa ha detto no al progetto»

Che ci fosse una problematica era noto a tutti. L’aveva ammesso anche Vincenzo De Luca nella consueta diretta social di venerdì scorso, quando parlando dell’Arechi era stato diretto, specie sui ritardi relativi al bilancio regionale. L’ex Governatore nella giornata di ieri è tornato a parlare in pubblico, aggiungendo ulteriori particolari, come rivelato da Ottopagine.it, a margine del congresso della FenealUil. “C’è da chiarire che i lavori sono bloccati perché dobbiamo spostare dai fondi Fesr ai fondi di coesione il finanziamento, che va avanti ovviamente, perché l’Europa non ha ritenuto – questo ci dicono i responsabili da Napoli – di finanziare il rifacimento dello stadio Arechi. Lo stadio era stato caricato sui fondi Fesr perché non era uno stadio nuovo, era il rifacimento completo dello stadio, ma soprattutto centrato sulle nuove tecnologie, risparmio energetico e così via. L’Europa credo che non ammetterà questo investimento. Nel senso che considera prevalenti le opere edili rispetto alle tecnologie. Questo significa che dovremmo spostare il finanziamento dai Fesr all’accordo di coesione e spostare altre cose previste per l’accordo di coesione sui Fesr. Ovviamente in questo passaggio si perde qualche giornata, qualche settimana. Ma il programma va avanti”. Proprio mentre al Volpe nella mattinata di ieri sono partite le prime demolizioni, che hanno riguardato inizialmente le ringhiere che dividevano gli spalti dal campo e poi di parte del terreno di gioco. Negli scorsi giorni il PalaTulimieri è stato definitivamente chiuso, la Roller Salerno trasferita suo malgrado, con annesso “invito” a liberare spogliatoi e magazzini per l’abbattimento della tensostruttura. Qualcosa potrebbe muoversi pure per il Vestuti, almeno stando alle parole di De Luca. “Tentiamo di recuperare una quindicina di milioni di euro per rifare anche lo stadio, ma vorremmo lavorare molto anche per l’impiantistica diffusa nei quartieri, nei territori, perché c’è obiettivamente una condizione di sofferenza per altri sport al di là del calcio. Se riusciamo a recuperarlo, già lì potremmo contare su una decina di palestre, risolvendo l’80% dei problemi”.

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