Orgoglio e giudizio. Vincenzo De Luca alterna entrambi nel suo tradizionale appuntamento televisivo del venerdì. L’orgoglio è tutto per «la rivoluzione democratica realizzata in Campania in questi dieci anni» che – rivendica – ha consentito alla Regione di «passare da palude burocratica a una delle realtà più efficienti d’Italia». Il giudizio, invece, è perentorio e investe quanti – nel centrodestra ma non solo – tratteggiano una Campania diversa. Ferma all’anno zero, o giù di lì. Soprattutto nei settori strategici: sanità, trasporti e occupazione giovanile. «Siamo solo all’inizio di questa campagna elettorale ma la quantità di bestialità, falsità e cose indecenti che ho già sentito è sconvolgente» ha tuonato il governatore uscente. «Ho sentito parlare di sanità, trasporti e politiche regionali con una volgarità e una falsificazione dei dati che lasciano senza parole». De Luca non cambia registro e invita i suoi a prepararsi a settimane di fuoco: «Avremo davanti un mese e mezzo, forse due, di falsità, demagogia, stupidaggini, cialtronate e offese. Dovremo chiuderci le orecchie per non sentire le infamie che diranno. E anche per non vedere in scena quelli che calpestano il sacrificio di questi dieci anni». C’è spazio anche per un affondo sul piano nazionale che tira dentro il viceministro Edmondo Cirielli, candidato presidente del centrodestra: «Stiamo facendo una bella battaglia sulla scuola per rideterminare il contingente dei dirigenti scolastici. E lo facciamo contro un governo che taglia su scuola e sanità proprio mentre candida in Campania un suo rappresentante. Questo Paese» ha concluso De Luca «è diventato veramente un circo equestre».

