«I prossimi anni saranno decisivi per il futuro delle aree interne del Mezzogiorno in generale e della la nostra regione in particolare, se non cogliamo l’occasione di questa campagna elettorale per mettere al centro della discussione pubblica questo tema commetteremo un grande errore. Probabilmente irrimediabile».
Non usa mezzi termine Alfonso Forlenza, già primo cittadino di Contursi ed oggi in corsa sotto le insegne di Noi Moderati per un posto in consiglio regionale, per puntare i riflettori su un problema che anche in Campania ha assunto dimensioni a dir poco preoccupanti. Un tema, paradossalmente, poco dibattuto, anche se tutti gli studi sono concordi nel disegnare un futuro caratterizzato da svuotamento ed invecchiamento dei nostri territori in assenza di politiche mirate.
Il suo è un vero e proprio grido d’allarme, ma davvero un’amministrazione regionale più attenta al tema delle aree interne può avere un peso determinante nell’invertire la tendenza allo spopolamento?
«Ne sono convinto. È necessario, infatti, riflettere su un aspetto centrale: la Regione non ha solo competenze dirette su settori strategici come sanità e trasporti, ma è anche in grado – o dovrebbe esserlo – di sostenere e guidare le amministrazioni dei comuni più piccoli, come sono quelli delle aree interne, nello sforzo di progettazione per ottenere fondi comunitari. Molto spesso, infatti, all’interno di queste amministrazioni mancano i tecnici specializzati e non ci sono le risorse per avvalersi di professionalità esterne. Risultato: impossibile accedere a risorse fondamentali per il territorio».
La Regione, quindi, come risorsa aggiuntiva, quasi un “consulente”, per le amministrazioni?
«Sì, ma non solo. Credo sia ora di guardare in maniera diversa rispetto al passato a quel vasto mondo che è il Terzo Settore. Quello che genericamente si definisce volontariato è, oggi, una realtà molto più complessa dopo la recente riforma. In alcuni territori senza il lavoro di queste associazioni sarebbe impossibile sviluppare e portare avanti progetti di grande impatto sociale, ma anche in questo caso l’impegno e la dedizione dei volontari spesso si scontrano con una cronica carenza di risorse. Immaginare uno “sportello regionale itinerante” in grado di fornire consulenza e supporto tecnico a queste realtà credo sia una risposta possibile ad un’esigenza reale».
Sul tavolo restano, poi, problemi annosi come quello della sanità, in Campania ancora afflitta da molte criticità.
«In questo caso la risposta possibile è una sola: strutturare una vera rete territoriale di assistenza. Oggi ogni processo di razionalizzazione dei servizi ospedalieri è un dramma per le comunità locali perché l’ospedale è, in effetti, l’unica risposta offerta ai cittadini. Fino a quando non modificheremo radicalmente questa impostazione, garantendo una rete territoriale di assistenza capillare ed efficace, continueremo a lamentare Pronto Soccorso ingolfati e a fare i conti con le proteste – giuste – dei cittadini».
Ritiene queste sfide alla portata della coalizione di centrodestra? Nonostante i ritardi che stanno segnando l’individuazione del candidato presidente?
«Senza dubbio. La normale dialettica politica che si sviluppa all’interno di una coalizione non può e non deve essere confusa con la mancanza di una proposta di governo dei territori radicalmente altra rispetto a quella che abbiamo visto dispiegarsi negli ultimi dieci anni. Se i partiti del campo largo si affanno a trovare una quadra sulla “continuità” con l’esperienza De Luca, il nostro obiettivo è proprio quello di invertire la rotta, offrire soluzioni nuove e realmente aderenti alle necessità dei cittadini campani, oltre gli slogan ed i sermoni via social».

