Culle sempre più vuote e, soprattutto, indice di fecondità ai minimi storici. In Italia nascono sempre meno bambini. In media in ogni famiglia c’è un figlio, con la donna che diventa mamma non prima dei 32 o 33 anni. Coppie che hanno difficoltà tanto ad avere il primo figlio quanto a concepirne un secondo. Un quadro sempre più allarmante, dice l’Istat, anche per la diminuzione della fecondità delle donne. Fenomeni di rinuncia, posticipazione o recupero delle scelte riproduttive in età avanzata che portano all’aumento di richieste di procreazione medicalmente assistita (Pma). Fra i massimi esperti il dottor Raffaele Petta, ginecologo e direttore del Servizio di Ostetricia del Centro di Fecondazione Assistita di Napoli, in partnership con Euriclea di Milano.
Dottore, l’indice di fecondità delle donne italiane è ai minimi storici.
«Sì, purtroppo, lo registriamo ogni giorno e già da tempo: la richiesta di cure per la procreazione assistita è in costante aumento».
Perché?
«Perché le donne si avvicinano alla maternità in età sempre più avanzata, non prima dei 33 e oltre, per una serie di motivi».
Quali?
«Per i nuovi stili di vita, per l’allungamento dei tempi di formazione e lavoro, per il rischio inquinamento o perché si è semplicemente voluto, o dovuto, posticipare la scelta riproduttiva. Noi, come centro, proponiamo la crioconservazione degli ovociti che in America fanno tutte le ragazze qui da noi, invece, stenta a decollare».
Ossia?
«La “social freezing” è una pratica clinica che permette di preservare la fertilità in donne che devono o vogliono posticipare il desiderio di maternità. Numerosi studi scientifici hanno preso in considerazione migliaia di casi e hanno accertato l’assoluta sicurezza della procedura e dei risultati, anche a distanza di tempo».
Com’è regolamentata la Pma in Italia?
«La legge di riferimento è la 40 del 2004. Alcuni divieti sono stati poi modificati da sentenze della Corte Costituzionale, in particolare è stato abolito il divieto di praticare la Pma eterologa (con ovociti e/o seme donato); di eseguire la Diagnosi Preimpianto; e di crioconservare embrioni in eccesso per utilizzarli per la ricerca di gravidanza successive».
Una normativa in costante evoluzione.
«Nel corso degli anni, la Corte Costituzionale e altre sentenze hanno gradualmente ampliato l’accesso al test genetico pre impianto (Pgt), dichiarando incostituzionali alcune parti della legge 40 . E’ stato riconosciuto il diritto delle coppie fertili, ma portatrici di gravi patologie genetiche, di accedere alla Pma per effettuare la diagnosi preimpianto. Cosa che ha riequilibrato il diritto alla salute dei nascituri e quello dei genitori di non subire una gravidanza a rischio».
Per chi è ancora vietato l’accesso alla Pma?
«Per i singles e per coppie dello stesso sesso, e la fecondazione post-mortem con spermatozoi del partner deceduto, la crioconservazione di embrioni utilizzati ai fini di ricerca scientifica o la loro distruzione».
Molte coppie vanno all’estero.
«Sì, ma solo perché non sono a conoscenza del fatto che si possono importare direttamente dall’estero in Italia gli embrioni congelati con il seme del partner maschile».
Quali differenze fra i Paesi europei?
«In Germania c’è una normativa severa che vieta la ovodonazione e la maternità surrogata come in Gran Bretagna e Francia. In Francia dal 2022 c’è la legge “Pma per tutte”, comprese le singles e le coppie lesbiche con il limite di età a 43 anni. In Gran Bretagna è consentito l’accesso alle tecniche di Pma alle coppie eterosessuali, lesbiche e singles fino a 50 anni. In Spagna la normativa è più permissiva».

