La storia è una roba seria assai. Ma non tutti ne sono consci, anzi qualcuno gira pure la faccia dall’altra parte. Poveri loro. La storia è parte di noi, è la polvere di silicio che fabbrica i nostri pensieri e le nostre emozioni, è quella radice che ci mantiene attaccati alla nostra terra, agli amici, agli ideali. Nelle ultime ore si è tanto parlato dello stadio Arechi di Salerno e della sua auspicabile destinazione futura quale sede per le gare del campionato europeo per nazioni del 2032. La candidatura è arrivata dal sindaco Napoli, che venerdì mattina ha incontrato il presidente della Salernitana Maurizio Milan, proprio per fare il punto della situazione lavori. Dopo 35 anni dalla sua inaugurazione, avenuta nel settembre 1990 (Salernitana-Padova 0-0), riemerge dal cassetto della memoria una lettera profetica (che qui riportiamo in alcuni passaggi) a firma dell’immenso Gianni Brera. Proprio in occasione del taglio del nastro dell’impianto di via Allende, in una missiva indirizzata al collega Nino Petrone, decano del giornalismo salernitano, scomparso a giugno scorso all’età di 92 anni (pubblicata sul volume “Salernitana, ritorno in B” di Alfonso Carella), Brera, con la sua penna al vetriolo, ma sempre forbita e imbevuta di una smisurata conoscenza della storia e del lessico, fece i complimenti ai salernitani per aver dato il nome di Arechi II al nuovo stadio.
“La storia è per noi una sorta di familiare e ispezione nel ricordo e più spesso nel rimpianto. Così mi ha molto gradevolmente colpito – scriveva Brera – la notizia che Salerno ha deciso di dedicare al principe longobardo Arechi II il nuovo stadio cittadino, una decisione originale e giusta sicuramente dovuta ad un acuto senso della storia. Non si sa perché non sia stato preferito Roberto il Guiscardo e io rispondo perché Roberto il Guiscardo veniva di Normandia, dunque non era italiano. Arechi II sì che era italiano quanto noi, in più era longobardo e nobile per sua fortuna. Arechi II invero è stato un vero genio politico e i salernitani ne hanno scelto il nome prestigioso per intitolargli uno stadio. Anche questo va considerato geniale. La città di Salerno si preparò ai fasti più accattivanti della sua storia, con la costruzione di nuovi quartieri fra il porto e il colle dal quale dominò dopo il solenne e ferrigno castello dei Longobardi. Il principe Arechi II è morto unto di gloria nel 787. A lui e al suo genio politico io debbo la fortuna di sentire fratelli di sangue i salernitani. Viva dunque la faccia dei salernitani che hanno il pudore di onorare la verità storica”.
Una sorta di investitura profetica per l’Arechi di Salerno, già a partire dall’ormai lontano 1990. E chissà se queste parole di Gianni Brera possano davvero materializzarsi a breve, con uno stadio completamente rinnovato e degno della storia gloriosa del suo nome.

