Crollo dei prezzi, filiera bufalina a rischio

NAPOLI – È senza dubbio uno dei settori di eccellenza dell’agroalimentare campano, ma è anche uno di quelli che negli ultimi mesi sta vivendo le maggiori fibrillazioni, mettendo a rischio numerose imprese. Due, in particolare, i problemi con cui si trovano costretto a fare i conti gli allevamenti bufalini campani: in primis la “coda” dell’epidemia di brucellosi che, nel recente passato, ha messo a dura prova la tenuta delle aziende e, in secondo luogo, la vera e propria crisi che ha investito il prezzo del latte.
Un crollo quasi verticale che ha toccato il punto più basso nel periodo di febbraio/marzo dello scorso anno, per poi attestarsi nell’ultimo trimestre del 2025 su un prezzo medio di 155 euro per ettolitro, con la provincia di Salerno che ha fatto registrare una quotazione leggermente superiore alla media, con un prezzo di 160 euro per ettolitro; perfettamente in media, invece, i prezzi registrati nel Casertano.
Numeri che, nella loro essenzialità, confermano la difficoltà dei produttori a coprire i costi e ad ottenere il necessario margine di utile. E che, di conseguenza, in alcuni casi mettono a rischio la sopravvivenza stessa delle aziende.
Come conferma Fabrizio Marzano, presidente di Confagricoltura Campania, secondo cui l’attuale quotazione del prezzo del latte bufalino «mette sotto pressione la redditività degli allevamenti campani». Proprio per questo Confagricoltura ha organizzato un incontro a Napoli con le organizzazioni di produttori – rappresentative di 70 allevamenti e circa 50mila capi bufalini – al fine di avviare un confronto che possa portare all’individuazione di soluzioni realmente percorribili per salvaguardare il settore.
A questo fine Confagricoltura ha presentato una strategia d’intervento articolata su sette punti, finalizzata a garantire: riequilibrio dei rapporti di forza nella filiera; tutela del reddito degli allevatori; certezza delle condizioni di conferimento (quantità, qualità, tempi e modalità di ritiro); valorizzazione della materia prima alla base di una delle principali eccellenze agroalimentari del Mezzogiorno; introduzione di meccanismi di stabilizzazione. Del pacchetto fanno parte anche la proposta di prevedere un premio di destagionalizzazione, per favorire una programmazione più equilibrata delle consegne nell’arco dell’anno e, infine, la previsione di un sostegno alla misura del benessere animale.

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