Abbiamo perso la nostra gioventù. Da oggi siamo più soli e quella squadra – eternamente giovane e forte – allenata da Delio Rossi, quella eternamente bella della finale play-off allo stadio San Paolo di Napoli contro la Juve Stabia, quella del gioco travolgente e spettacolare, oggi non esiste più. Carlo Ricchetti, classe 1970, per tutti i tifosi salernitani “il re del taglio”, si è congedato in punta di piedi prima di andare in trasferta.
Salerno tutta – perchè ricordiamocelo Salerno e la Salernitana sono due facce della stessa medaglia, due espressioni di un unico cuore – ha dovuto salutarlo in fretta, senza quasi poter reagire. Lui, discreto e riservato, ha fatto trapelare ben poco della malattia e del calvario che ha affrontato con estrema dignità. La sua umanità, il suo attaccamento alla famiglia ed ai valori di uno sport che gli ha regalato tante soddisfazioni, gli hanno dato la forza di andare avanti fino all’ultimo. Va via così l’eterno Peter Pan di Rossilandia, il calciatore che saltava l’uomo sulla fascia per innescare gli altri due compagni del tridente offensivo: De Silvestro e Pisano in quell’anno di C1 culminato con il ritorno in cadetteria. E poi tutte le presenze e le reti in casacca granata fino alla magica stagione 1997/98, quella dei record in B e della conquista della serie A nel giorno triste della tragedia di Sarno.
Ricchetti – il primo e unico CR7 della Salernitana – era estro e fantasia, corsa e visione, cuore e velluto. La Salernitana a Latina giocherà col lutto al braccio, forse ci sarà anche un minuto di raccoglimento prima del fischio d’inizio. E forse quel 7 granata potrebbe essere tolto per sempre dal campo, per rendergli omaggio in eterno e consegnarlo alla storia dei grandissimi che hanno fatto la storia della Bersagliera. Vedremo. Intanto metto da parte le foto, i ritagli di giornale e le lacrime, nelle quali rivedo il folletto biondo di Rossilandia far impazzire l’avversario. Ciao Carlè.

