Federico Conte rompe il silenzio post elettorale. E lo fa con una lettura che va oltre il dato delle urne trasformando il suo risultato personale (oltre 8mila voti nella circoscrizione di Salerno, quinto della lista dem) in un atto politico d’accusa contro il Pd campano. «Mi sono riavvicinato al partito per dare forza alla novità rappresentata da Elly Schlein e provare a rinnovare il partito in Campania e a Salerno» premette l’ex deputato. «La mia candidatura ha risposto alla stessa esigenza: dare voce a una proposta di cambiamento autonoma e libera. E in una competizione elettorale che si è svolta senza un programma e senza politica» annota «questo sforzo è valso più del dieci per cento dei voti dell’intera lista ed è stato decisivo per portare al Pd il secondo seggio». Un risultato che, secondo Conte, assume un valore ancora maggiore perché maturato «in un quadro drammatico di astensionismo, oggettivamente favorevole al voto organizzato dal sistema di potere deluchiano». È questo il primo nodo: «Il quadro della Campania dopo dieci anni di strapotere deve far riflettere» insiste Conte. La sua riflessione riguarda innanzitutto il Pd, «incapace di esprimere un candidato presidente che non fosse l’uscente, ormai incandidabile». E la conseguenza che tratteggia è «la guida dell’esecutivo assunta dal leader dell’opposizione, Roberto Fico, l’unico elemento nuovo». I dem poi, secondo lui, «hanno concorso all’accordo con il proprio sistema di potere regionale garantendone così la continuità nelle urne». Ora però – è il suo pensiero – «senza una politica e senza il potere istituzionale del capo, il Pd è chiamato alla prova della storia e dei fatti». Da qui l’avvertimento di Conte: «Continuare a spingere in avanti la fanteria del passato non sarà sufficiente senza un investimento serio sulla rigenerazione culturale e politica del partito e sulla formazione di una nuova classe dirigente». Nel mirino finisce il nuovo governatore: «Fico, per non essere travolto dal tirare a campare, non starà a guardare: cercherà di provvedere con la logica del suo partito». Infine la stoccata rivolta ai dirigenti dem: «Non si illudano. L’alternativa è tra rilanciare sulla politica alta o continuare a gestire la ditta, sapendo che il rischio è la liquidazione lenta ma inesorabile». Una partita che, nella lettura di Conte, non riguarda solo la Campania: «È un tema che incrocia anche la prossima sfida elettorale nazionale. Per vincere sarà decisivo il Mezzogiorno, alla conquista del quale» terorizza «si dedicheranno con particolare interesse, nel nuovo anno tutti i partiti, a cominciare dalla riforma elettorale».

