Fulvio Bonavitacola candidato sindaco. È una suggestione da retroscenisti ma anche una soluzione ragionata, con peso e soprattutto senso politico, che in queste ultime ore si starebbe muovendo sottotraccia. Perché dentro quel nome si incrocerebbero più piani. E con quel nome ci si muoverebbe su più livelli. Nell’ordine. Comunale, regionale e nazionale. La terzina è servita. Ricomposizione del campo largo a Salerno. Nuovo nome da indicare nella giunta di Roberto Fico. E, infine, la direzione di un ministero in caso di vittoria del centrosinistra alle elezioni del 2027. Sarebbe questa la partita a scacchi di Vincenzo De Luca. E anche la mossa finale. Del resto, sa bene che non può che avere un profilo politico e una dimensione istituzionale di questo livello. Quattro volte sindaco di Salerno, due volte presidente della Regione Campania, una parentesi da sottosegretario ai Trasporti: il curriculum parla chiaro. E la storia, d’altronde, lo insegna. Anche quella campana, sponda governatori: dalla Regione ai ministeri – Antonio Bassolino – o viceversa – Stefano Caldoro. Ma per giocarsi fino in fondo la scommessa di un incarico di governo romano, ammesso che il centrosinistra batta Giorgia Meloni & company, De Luca non può permettersi un nuovo strappo a Salerno. Né l’ennesima corsa in solitaria contro il proprio campo. Anche perché, dettaglio tutt’altro che marginale, alla guida del Partito democratico regionale c’è suo figlio Piero De Luca, parlamentare dem tenuto in grande considerazione dalla segretaria Schlein. È esattamente in questo contesto che prende quota l’idea Bonavitacola. Avvocato, già presidente dell’Autorità portuale di Salerno. Vicepresidente di Palazzo Santa Lucia per dieci anni, assessore regionale all’Ambiente, oggi titolare delle Attività produttive nella giunta guidata da Fico. È un’ipotesi che trova dalla sua molte valide ragioni. E non per caso. Bonavitacola è figura che tiene insieme esperienza, affidabilità istituzionale e un percorso politico che viene da lontano: assessore nella giunta laica e di sinistra del sindaco socialista Vincenzo Giordano alla fine degli anni Ottanta. Un uomo capace di parlare a mondi diversi, un ponte pacificatore tra stagioni e generazioni politiche. La sua candidatura potrebbe diventare il punto di caduta di una lunga fase di ostilità che a Salerno dura da almeno venti anni, fatte salve le prime due consiliature di De Luca. Non solo. Questa soluzione aprirebbe un nuovo spazio a Palazzo Santa Lucia: un posto in giunta che consentirebbe a De Luca di riequilibrare ulteriormente i rapporti dentro A Testa Alta, la sua nuova creatura politica, lista che alle ultime regionali si è attestata come terza forza della coalizione di centrosinistra. Certo, la strada che porta a Bonavitacola candidato sindaco di un centrosinistra unito non è in discesa. A Salerno, tradotto dal politichese, le fibrillazioni si condensano in un messaggio netto: basta monarchia comunale, spazio a una gestione collegiale del futuro governo cittadino. Un messaggio che intercetta il malessere dell’area più a sinistra e di un certo movimentismo civico, ma che – fatto non secondario – serpeggerebbe anche dentro una parte dell’apparato deluchiano. Una strada non semplice, dunque. Ma neppure una scalata impossibile. Tutt’altro. Bonavitacola appare infatti come una soluzione razionale. Il suo nome era già circolato anni fa, prima che la scelta ricadesse su Enzo Napoli. La sua investitura potrebbe produrre un risultato finora inedito: il Partito democratico per la prima volta con simbolo e gruppo consiliare a Palazzo di Città. Assicurata, poi, la convergenza dei socialisti di Enzo Maraio, dell’area dei Verdi che fa riferimento a Michele Ragosta, della sinistra di Franco Tavella, dei centristi guidati da Aniello Salzano, mettendo di fatto in fuorigioco le ambizioni di Gianfranco Valiante. E i Cinque Stelle? «La riduzione delle sanzioni europee sui rifiuti alla Campania rappresenta un risultato importante, frutto del lavoro serio e costante svolto in questi anni dalla Regione». La nota – di ieri – è a firma dell’assessora all’Ambiente Claudia Pecoraro, consigliera pentastellata di opposizione a Salerno. Un segnale di pace? Forse no. Ma la traccia di una distensione possibile. Che potrebbe passare, a questo punto, proprio dal nome di Bonavitacola.

