Un pari amarissimo. Il Napoli si spegne, si sgonfia e ora trema. Dalla Danimarca, la squadra azzurra torna a casa con il pieno di rimpianti, con un discorso qualificazione ai playoff ancora in piedi ma ora difficilissimo, con la possibile vittoria sul Chelsea che potrebbe anche non bastare. Conte era una furia nel post-partita e non ha usato toni leggeri nei confronti dei suoi: “Lavoriamo tanto e queste cose devono darci fastidio, perché se non ci pungono vuol dire che non vogliamo crescere. Non esiste né in cielo né in terra che il Copenaghen riesca a pareggiare, quando sappiamo l’importanza di questa partita. Nel calcio bisogna essere incazzati e vogliosi dal primo all’ultimo secondo, altrimenti rischi sempre la beffa. Questo è un pareggio che mi fa molto male e deve far molto male anche ai calciatori. Dobbiamo fare un grosso mea culpa tutti”. Perché va bene l’emergenza, ok stringere i denti, ma cestinare una vittoria pesante in superiorità numeri per quasi un’ora diventa esercizio davvero pericoloso. E allora ecco gli spettri che animano l’allenatore, consapevole che il discorso Champions rischia di scivolare via tre giorni dopo la sfida di domenica a Torino con la Juventus. All’Allianz Stadium va in piedi uno scontro diretto senza esclusioni di colpi, con il Napoli che potrebbe anche ritrovarsi a otto o a nove punti dall’Inter capolista.Una situazione difficile, non aiutata nemmeno dal mercato a saldo zero che non permetterà agli azzurri di avere subito rinforzi. Servono prima le cessioni. Il club azzurro ha il sì di Lang al Galatasaray e ora spera anche che Lucca possa salutare, accettando la corte del Nottingham Forrest. In caso di doppia uscita, il Napoli virerebbe su Giovane del Verona e Maldini dell’Atalanta. Nomi non propri da capogiro. E poi ci sono anche le uscite dei vari Ambrosino e Marianucci bloccate dal tecnico per far fronte all’emergenza. Ad alzare la voce ci ha pensato l’agente Giuffredi a CalcioNapoli24: “Deve decidere se sono giocatori da Napoli. Se lo sono allora deve avere il coraggio di metterli in campo, ma non uno spezzone ogni dieci anni. Altrimenti vuol dire che non credi nei giocatori e non hai coraggio a mettere i giovani”. Il discorso si sposta anche su Vergara, titolare in Danimarca: “Antonio è stato un caso a parte. Per Conte i ragazzi vengono messi solo se ci sono tremila infortunati. Se gli avessi dato spazio prima oggi avresti trovato un giocatore ancora più pronto, l’esperienza aumenta la qualità. Senza infortuni, Vergara avrebbe giocato pochissimi minuti nel Napoli. I fatti dicono che probabilmente Vergara non avrebbe mai messo piede in campo. Non mi faccio prendere per il sedere da Conte”.

