Caserta, epurazione nel Pd

Una resa dei conti senza precedenti. Le cui conseguenze per il Partito democratico di Caserta, e più in generale per quello campano, sono tutte ancora da decifrare. Anche in questo caso il numero è rivelatore: ventiquattro tra dirigenti ed ex amministratori esclusi dalla formazione dem per aver sostenuto, alle ultime elezioni regionali, liste diverse da quella ufficiale. In particolare la civica deluchiana a Testa Alta e, più marginalmente, quella centrista di Mastella. La decisione porta la firma della commissaria provinciale Susanna Camusso, già leader della Cigl, e segna un repulisti politico destinato a incidere in profondità sugli equilibri interni e sul futuro assetto del partito regionale. La motivazione della “purga’ politica è formale e viene ricondotta allo Statuto: «Si sono candidati o hanno sostenuto pubblicamente liste diverse da quelle del Pd». Una linea dura che Camusso aveva già inaugurato a novembre con l’esclusione eccellente di Gennaro Oliviero, allora ancora iscritto dem e consigliere regionale in quota al partito, poi candidato ed eletto con A Testa Alta, la lista ispirata dall’ex governatore De Luca. Oggi quella scelta diventa sistema. Complessivamente, a Caserta città sono dodici gli esclusi. Tra i nomi più pesanti figurano gli ex assessori Anna Maria Sadutt e Vincenzo Battarra, entrambi componenti della giunta guidata dal sindaco Pd Carlo Marino, caduta lo scorso aprile dopo lo scioglimento per presunte infiltrazioni camorristiche. Fuori anche l’ex presidente del Consiglio comunale Michele De Florio. Sadutto si era candidata con De Luca, Battarra e De Florio avrebbero sostenuto A Testa Alta. Stessa sorte per l’ex assessore Antonio Ciontoli, l’ex vicesindaco Ubaldo Greco e i già consiglieri Roberta Greco e Andrea Boccagna. Quest’ultimo avrebbe appoggiato apertamente la candidatura dell’ex presidente facente funzioni della Provincia Marcello De Rosa, inserito nella lista mastelliana “Noi di Centro”. Il repulisti non si ferma al capoluogo. A Marcianise coinvolge sei esponenti dem, tra cui l’ex segretario provinciale Dario Abbate, quattro consiglieri comunali e il commissario cittadino Giuseppe Madonna. Tre le espulsioni a Castel Volturno e altrettante a Mondragone, compreso l’ex sindaco Achille Cennami. La mossa della commissaria Camusso arriva in un momento politicamente cruciale. A gennaio si celebrerà il congresso provinciale del Pd, ma nello stesso mese, sempre a Caserta, è stato annunciato il congresso di A Testa Alta, il movimento che proprio Oliviero ha deciso di strutturare dopo l’elezione a Palazzo Santa Lucia e l’allontamento dai dem. Due congressi nello stesso territorio e nello stesso arco temporale. E lungo una linea di frattura ormai evidente. Non è una coincidenza. Oliviero, che alle regionali ha intercettato una parte consistente di consenso e classe dirigente locale con la civica deluchiana, ora ha intenzione guardare esplicitamente alle prossime scadenze amministrative nella provincia di Caserta. Il Partito democratico, parallelamente, sceglie la strada opposta: chiudere, applicare rigidamente le regole, azzerare le ambiguità. La correlazione è politica, non personale. I dem casertani provano a ricompattarsi attraverso una linea di disciplina e appartenenza. A Testa Alta, quantomeno nello stesso territorio, si propone come approdo alternativo per chi è rimasto fuori o ha rotto con il partito. Due dinamiche che si alimentano a vicenda. E che certificano la fine di una lunga fase di convivenza nel centrosinistra locale. Ormai forzata.

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