Nel Mar dei Caraibi continuano a soffiare venti di burrasca, anche se la bufera non è ancora scoppiata: si fanno sempre più insistenti voci e indiscrezioni – difficili tuttavia da confermare – su liste di possibili bersagli che le forze armate statunitensi sarebbero state autorizzate a colpire in Venezuela, nel tentativo di rovesciare il governo del presidente Maduro.
Di certo c’è che lo schieramento militare statunitense nell’area ha raggiunto ormai proporzioni inusitate per una “semplice” azione di contrastasto ai cartelli dei narcos sudamericani: nell’area, infatti, sono schierati circa 15mila uomini, sostenuti da una squadra navale composta da dodici unità, compresa una delle più moderne portaerei della flotta a stelle e strisce.
Inversamente proporzionale al dispiegamento di forze è, però, il consenso di cui gode un’eventuale azione di cambio regime in Venezuela nell’opinione pubblica statunitense. Un recente sondaggio condotto da Ipsos per l’agenzia Reuters mostra come solo il 21% degli americani sia favorevole all’impiego delle forze armate statunitensi per rovesciare Maduro, percentuale che sale al 31% nell’ipotesi di un cambio regime attuato “con mezzi non militari”.
Molte perplessità sollevano anche gli attacchi condotti in queste settimane contro imbarcazioni che, secondo l’amministrazione Trump, trasportavano droga verso gli Stati Uniti: solo il 29% degli americani si è detto favorevole all’eliminazione di presunti trafficanti di droga- di fatto in questo si sono risolti gli attacchi – senza l’intervento di un giudice. Ad oggi sono 79 le persone uccise durante i raid americani.
Il presidente Maduro, intanto, ha lanciato la mobilitazione generale delle forze armate e della milizia bolivariana.

